"Quando sono tornato in Ticino ho incrociato Bomio e ho deciso di affrontarlo. Io non gli ho chiesto niente, è lui che ha proposto di pagarmi e io ho accettato. Era il mio risarcimento e non volevo che qualcuno sapesse cosa mi aveva fatto. Non mi sento colpevole di nulla, per questo ho fatto ricorso".
Si è espresso così l'imputato a processo da questo venerdì mattina insieme alla madre. Entrambi sono accusati di aver ricattato l'ex presidente della Società Nuoto Bellinzona, Flavio Bomio, condannato a undici anni di carcere per una lunga serie di reati a sfondo sessuale ai danni di alcuni suoi giovani atleti.
Tra il 2002 e il 2005 i due si sono fatti consegnare dal 71enne un ingente somma, 250'000 franchi secondo l'accusa, in cambio del silenzio sugli abusi commessi dallo stesso Bomio ai danni dell'imputato quando era adolescente, a metà degli anni Ottanta. Il Ministero pubblico ha per questo proposto una pena pecuniaria sospesa per entrambi, oltre al pagamento di una multa. Madre e figlio si sono però opposti ai rispettivi decreti di accusa, impugnandoli in Pretura penale.
Red. MM/LudoC.
CSI 12.05 del 06.06.'14 - Il servizio di Darco Degrussa
RSI Info 06.06.2014, 14:14
Contenuto audio




