Tre pazienti, fra il settembre del 2016 e il maggio del 2017, sono stati trattati al Cardiocentro Ticino con il cardioband, il dispositivo medico al centro della vicenda delle morti in eccesso avvenute prima del 2020 all’Ospedale universitario di Zurigo, vicenda che ruota attorno alla figura del dottor Francesco Maisano, all’epoca attivo all’USZ e oggi al San Raffaele di Milano.
L’Ente ospedaliero cantonale ha diffuso le sue precisazioni in una nota stampa lunedì. Gli impianti, spiega, “sono stati eseguiti in un periodo in cui il dispositivo risultava regolarmente autorizzato e approvato sia a livello europeo, sia dalle autorità competenti svizzere (Swissmedic nella fattispecie), quindi senza restrizioni particolari all’impiego clinico”. All’epoca, si precisa ancora, il Cardiocentro non era ancora integrato nello stesso EOC.
La nota prosegue affermando che “dal punto di vista medico, in un caso il trattamento ha portato a un ottimo risultato; in un secondo caso il paziente ha successivamente necessitato un nuovo trattamento valvolare; nel terzo caso, caratterizzato da una situazione clinica già molto avanzata, non si è osservato un beneficio significativo. Non si sono tuttavia registrate complicanze legate alla procedura e gli interventi si sono svolti regolarmente sotto il profilo tecnico e sanitario”.
Stefanos Demertzis, direttore sanitario Cardiocentro Ticino ha ribadito ai microfoni della RSI che sono stati appunto selezionati tre casi per questo tipo di dispositivo. Pazienti che non potevano essere trattati in un altro modo, ha spiegato il medico. “Abbiamo avuto la prima esperienza - riferisce Demertzis - poi si aspettava di vedere come evolvono questi pazienti e nel frattempo sono successe varie cose come, tra l’altro, il ritiro del dispositivo dalla ditta per un problema specifico. Gli interventi sono andati tutti bene, i pazienti sono stati tutti dimessi. Adesso siamo a quasi dieci anni dall’impianto. Due sappiamo che sono deceduti ma per motivi di salute, erano anziani già al momento dell’intervento, ma niente a che vedere con l’intervento stesso o soprattutto con il dispositivo”.
Dal maggio del 2017 non si sono verificati altri interventi con questo dispositivo, poi ritirato dal mercato nel 2018.
Oltre che a Zurigo, il cardioband era stato usato in quel periodo anche da altri nosocomi, pure in Svizzera (è il caso per esempio a Berna).
La vicenda è tornata d’attualità con la presentazione la scorsa settimana di un rapporto commissionato dall’Unispital, nel quale si affermava che nel reparto di cardiochirurgia, sotto la direzione di Maisano fra il 2016 e il 2020, si era verificata una mortalità in eccesso di una settantina di pazienti, con 11 casi particolarmente sospetti segnalati anche alla procura. Questo a causa di un fallimento gestionale complessivo, ma veniva chiamato in causa anche l’impiego del dispositivo medico, al cui sviluppo Maisano aveva contribuito, il che rappresentava anche un conflitto di interessi.

Cardioband usato tre volte al Cardiocentro
SEIDISERA 11.05.2026, 18:00
Contenuto audio

L'Unispital di Zurigo conferma le accuse al cardiochirurgo
Telegiornale 05.05.2026, 20:00






