Ticino e Grigioni

“Colpa inqualificabile”

Ecco le motivazioni della sentenza di condanna di Flavio Bomio

  • 06.11.2013, 20:13
  • 4 maggio, 12:11
Bomio a processo

Bomio a processo

  • rsi

Sono contenute in 113 pagine le motivazioni della sentenza che il 9 agosto scorso ha portato alla condanna di Flavio Bomio; “il padre padrone” della Nuoto Bellinzona, come subito si ricorda nel voluminoso scritto giunto oggi, mercoledì, alle parti. È proprio cominciando dal carattere del 71enne che la Corte ripercorre, punto dopo punto, gli elementi-chiave della sconcertante vicenda. Un carattere misogino, autoritario, capace di ricorre a insulti e punizioni (anche corporali) per imporre il suo volere ai giovani atleti.

Quindici le vittime dei reati non caduti in prescrizione (quelli compiuti cioè tra il febbraio del ’98 e l’arresto, scattato nel dicembre del 2011). In sei casi – ribadisce la Corte – ci fu coazione sessuale. Per sottomettere quegli adolescenti al suo volere l’allora presidente esercitò cioè pressioni psicologiche tali da impedire qualsiasi opposizione. Molti gli aspetti sui quali Bomio faceva leva. Tra questi la differenza di età, la fiducia riposta nei suoi confronti, la vergogna, la paura di venir espulsi dalla squadra. Alla coazione si aggiungono poi gli altri due reati: ripetuti atti sessuali con fanciulli (per i rapporti avuti con tutti e 15 i ragazzi) e, in una circostanza, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

“Non esistono aggettivi per qualificare la colpa di Bomio – spiega la Corte. Il 71enne ha modellato il proprio agire come un abile ragno. Con tranquilla ma pianificata sistematicità è riuscito a far cadere, nella sua tela, ognuna delle vittime. Quanto ha fatto lascia, anche per l’assenza di reali scuse, senza parole.”

Da qui la condanna a 11 anni di carcere, calcolata tenendo conto delle attenuanti generiche (dall’età avanzata di Bomio alla sua immaturità emotiva e affettiva, dall’eco mediatica della vicenda alla collaborazione fornita durante l’inchiesta). La sentenza è comunque tutt’altro che definitiva. Il caso potrebbe infatti approdare in Appello.

Francesco Lepori

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