Quattro anni di reclusione per Reto Brunett e tre parzialmente sospesi per Roland Zimmerli per infedeltà nella gestione pubblica e corruzione. Il procuratore generale John Noseda ha ribadito mercoledì mattina le accuse e le richieste di pena al processo in appello a Locarno nei confronti dell’ex direttore di AET e dell’ex titolare della ZET AG .
Il processo si è aperto con la comunicazione alla Corte d’appello presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will delle contestazioni dei due imputati alle conclusioni della sentenza di primo grado. Sentenza che aveva portato alla condanna a due anni e nove mesi, di cui otto da espiare, per Reto Brunett e due anni sospesi per Zimmerli.
L’avvocato dell’ex direttore dell’Azienda elettrica ticinese ha contestato, tra le altre cose, pure che AET non avesse avuto bisogno dei servizi della ZET, società il cui titolare era l’amico Roland Zimmerli e che si sarebbe dovuta acquistare per 4,6 milioni di franchi. Contestata, anche, la natura svantaggiosa per AET dell’affare, come pure il fatto che fossero stati sottaciuti al consiglio di amministrazione i rischi legati all’acquisto. Il difensore di Brunett ha altresì sottoposto alla Corte un articolo di giornale nel quale si confermerebbe la bontà e la redditività di una società come ZET.
L’accusa, da parte sua, ha ribadito nella requisitoria quanto sostenuto in prima istanza: la società ZET, per la quale sono stati pagati due milioni di franchi quale anticipo, era sull’orlo del fallimento e senza prospettive. Era di proprietà dell’amico dell’ex direttore di AET, al quale quest’ultimo doveva dei soldi. “Fosse stata AET una società di diritto privato la cosa poteva anche starci, ma l’Azienda elettrica ticinese è di diritto pubblico e quindi – ha ribadito il pg Noseda – il direttore doveva lavorare per l’interesse generale e non nel suo amico che gli avrebbe poi passato 500'000 franchi per l’affare”. Secondo la tesi accusatoria si è trattato quindi di infedeltà in gestioni pubblica e corruzione.
CSI-Darco Degrussa/Red.MM
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