La mattina a Copacabana le navi militari all'ancora durante la notte se ne vanno al largo. Faranno capolino nel pomeriggio, quando torneranno i pellegrini, e tornerà Papa Francesco. La presenza militare è quasi opprimente, i giornalisti sono ospitati al Fuerte, un forte dell'esercito vero e proprio, ogni mattina decine di reclute escono cantando a passo di corsa e rispondendo a voce alta al loro istruttore. Sembra un film di marines. La sicurezza è necessaria, dicono le autorità, oggi c'è il Papa, nel 2014 i Mondiali di calcio, nel 2016 le Olimpiadi. Rio, la città più violenta del Brasile, non può dare l'immagine di porto insicuro.
Sicurezza significa polizia e militari anche nelle favelas, per bloccare sul nascere la delinquenza. Per anni i quartieri poveri sono stati lasciato in balia di bande organizzate, oggi i caporioni della delinquenza sono stati spinti verso le zone alte, le più lontane dalle spiagge e dal centro.
È una pacificazione apparente, cosmesi di polizia. Ieri il Papa nella favela della Varginha lo ha fatto capire: occorre andare alla radice delle diseguaglianze, dare opportunità, incidere quel bubbone. Solo la crescita umana e sociale affronta alla radice lo scandalo della povertà, dei quartieri di Rio in cui vive chi ha poco o nulla. Ognuno - ha detto Francesco - deve fare la sua parte, ad iniziare da chi ha di più. A Copacabana un metro quadrato di un appartamento standard costa 10'000 franchi, spesso di più. Alla Varginha si vive con nulla. Sono le due facce del Brasile: dalle zone turistiche la stessa classe media deve emigrare, sono troppo costose per un salario normale. È una società a due velocità, ricchi e poveri: difficile restare in equilibrio, nel mezzo.
Bruno Boccaletti






