Svizzera

Cartacce in chiesa

  • 22.07.2013, 18:43
  • 4 maggio, 12:25
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Cattedrale di Rio de Janeiro, centro città, un enorme cono tronco di cemento armato alto 70-80 metri. Dentro ci sono i pellegrini delle Giornate Mondiali della Gioventù. Gli europei si contano sulle dita di una mano. Tanti cileni, argentini, uruguayani. Sarà l'incontro dei giovani sudamericani, dicono le statistiche in sala stampa.

Ore 10, inizia la Messa, ragazzi e ragazze cilene sventolano le bandiere, durante la celebrazione. È una festa. Passano cinque minuti e il sacerdote scende dall'altare, tutti gli vanno vicino, dà la benedizione; si può parlare con lui, chiedergli una grazia, un favore particolare. Due donne gli parlano a lungo, una piange, gli avrà raccontato il suo dolore. Il prete ascolta, la accarezza sulla testa, sorride.

Fuori c'è una bufera di vento. Le porte sono spalancate, ai quattro angoli cardinali dell'edificio, entra di tutto, foglie secche ma anche cartacce. Da noi, penso, il solerte sagrestano si sarebbe alzato a sprangare i battenti. Qui non succede, il vento soffia dove vuole, porta dentro l'imprevisto, il rifiuto. Mi lascio andare alle metafore: chissà che non abbia visto il modello di una Chiesa sudamericana, calorosa, aperta ai colpi di vento. Papa Francesco viene da posti simili, anche lui, forse, quando diceva Messa scendeva a benedire e ad accarezzare sulla testa le donne che piangevano. Forse, quando nei suoi primi messaggi, parlava di tenerezza, si riferiva proprio a questo.

Tra poco si inizia. Il Papa arriva alle 16, le 21 ora svizzera. C'è subito la Presidente ad accoglierlo. Chissà che cosa gli dirà, se continuerà il dialogo iniziato in San Pietro, il giorno dell'inizio del Pontificato, 19 marzo 2013, quando il saluto ufficiale tra i due si trasformo in tre minuti fitti fitti di parole e di sorrisi. Un po' di pazienza e lo saprete. Al prossimo blog.

Bruno Boccaletti

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