Obrigado. Me lo sono sentito ripetere spesso in questi giorni dai volontari delle Giornate Mondiali della Gioventù . Obrigado vuol dire grazie. Grazie per aver fatto qualcosa per te. È un paradosso, sono io - invece - che devo ringraziare queste ragazze e ragazzi. Come Tasia (credo si chiami così, il portoghese non è il mio forte), è appena diventata ingegnere civile, ha già un superlavoro per una multinazionale del gas, ma passa questi giorni ad accogliere i visitatori della vecchia chiesa di Santa Lucia, centro di Rio de Janeiro, quella per cui l'imperatore del Brasile fece costruire un viale per arrivarci in carrozza. Imparo tutto questo, io turista occasionale, da lei che potrebbe essere in ufficio, e alla fine mi sento dire: obrigado.
Tra il Papa e questi giovani sorridenti come lui è scoccata una scintilla, c'è fiducia, ammirazione. Sentimenti, è questa la novità, che non sono solo dei cattolici duri e puri. Sta succedendo qualcosa. Per la prima volta assisto ad un viaggio papale accompagnato da attese e curiosità più che da polemiche. Ho letto i giornali, guardato i canali televisivi brasiliani: molti sorrisi accoglienti, disponibilità ad ascoltare e parlare. Le polemiche, semmai, dovrà tenerle alla larga la presidente Dilma Rousseff, indebolita dalle recenti manifestazioni contro gli sprechi della politica. Jorge Bergoglio, pensano i suoi concittadini, sta dalla parte dei poveri, la presidente farà di tutto, lei di sinistra, per dimostrare che la battaglia di Papa Francesco e la sua sono la stessa.
Rilanciare l'azione sociale del Governo, questo sta a cuore a Dilma Rousseff. Al Papa sta a cuore la vita dei giovani, spingerli all'incontro con Gesù. La fede da un lato, la politica dall'altro. Con il Papa in Brasile, sentiremo parlare dell'una e dell'altra.
Bruno Boccaletti





