Il processo d’appello contro le Pussy Riot è stato rinviato al 10 ottobre dal Tribunale di Mosca poiché una delle componenti del gruppo punk è rimasta senza legale.
L'accusa: mossa dilatoria
Il dibattimento si era aperto lunedì mattina in un’aula presidiata in forze dalla polizia e con le tre giovani che sono state condannate in primo grado a due anni di lavori forzati per la dissacrante “preghiera anti-Putin” cantata in febbraio nella cattedrale di Mosca.
È stata la stessa Ekaterina Samoutsevitch ad aver comunicato di aver rotto con il suo avvocato per divergenze sulla strategia difensiva e di averne già scelto uno nuovo. “Ritengo inaccettabile proseguire il processo se una di noi non può essere patrocinata da un legale”, ha detto la coimputata Maria Alekhina. L’accusa ha criticato la mossa a sorpresa dell’artista ritenendo che possa trattarsi di una strategia dilatoria.
Cinque giorni di tempo
I giudici hanno comunque concesso cinque giorni alla Samutsevich per nominare il nuovo avvocato. In agosto il trio era stato riconosciuto colpevole per i reati di teppismo e incitazione all’odio religioso.








