È fra importanti misure di sicurezza e alla presenza di un gran numero di giornalisti che si è aperta stamani a Mosca la prima udienza del processo a tre musiciste del gruppo russo delle Pussy Riot, accusate di vandalismo aggravato dall'istigazione all'odio religioso. Rischiano fino a sette anni di carcere.
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RG 18.30 VOLODIA PROCESSO 30.07.12.MUS
RSI Info 30.07.2012, 19:29
Con due compagne, le imputate il 21 febbraio fa si erano esibite in una provocatoria preghiera punk, con tanto di chitarre, nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Avevano invocato la Vergine Maria, chiedendole di liberare la Russia dal suo presidente Vladimir Putin.
Davanti alla corte si sono difese, dicendosi innocenti: "ci spiace di aver ferito i sentimenti dei credenti", hanno dichiarato per bocca della loro legale, "ma non abbiamo pronunciato nessuna parola offensiva nei confronti della religione, della Chiesa o di Dio". "L'unica nostra motivazione era il miglioramento della situazione politica", hanno pure affermato, sostenendo di essere state disturbate dall'aperto sostegno espresso dal patriarca Kirill a Putin prima delle presidenziali.
Manifestanti di opposti schieramenti
Le giovani sono comparse in una gabbia di vetro nella medesima aula in cui era stato condannato per la seconda volta l'ex patron della Yukos Mikhail Khodorkovski. Il loro caso divide il paese, come testimoniano gli opposti slogan scanditi all'esterno del tribunale. Su un fronte si schierano la Chiesa ortodossa e la parte più conservatrice della società, indignate dalla profanazione, sull'altro invece liberali e difensori dei diritti umani. Sostegno alle Pussy Riot è stato espresso anche da stelle dello spettacolo del mondo intero, come Sting e i Red Hot Chili Peppers.
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