È entrato nel vivo oggi, lunedì, il processo per la tentata rapina di Castelrotto. Alla sbarra sono comparsi sei italiani pregiudicati e il complice che li ha aiutati a preparare il colpo sventato il 16 ottobre scorso grazie a un imponente blitz della polizia. Rischiano fino a cinque anni.
Le armi sequestrate. Il ruolo preciso dell'arrestato è al vaglio della magistratura
Una banda "ben organizzata" e un colpo "pianificato da parecchi mesi" recita l'atto d'accusa di Nicola Respini. Il gruppo era armato fino ai denti, con una mitraglietta calibro 9 e una pistola semiautomatica: "Ma quelle armi dovevano servire solo a intimidire", si difende l'ideatore del colpo. Finora gli imputati — che hanno fra i 26 e i 51 anni e sono veri e propri "habitué" del crimine e del carcere, con una sfilza di precedenti — hanno riconosciuto i fatti.
L'idea del colpo era partita dal 41enne di quella che sarebbe diventata poi la "squadra d'attacco": "un giorno — ha raccontato — mentre cercavo lo studio del mio vecchio avvocato ho notato il portavalori con la valigetta a Caslano. Sul furgone c'erano 2 milioni e 700 mila franchi, in diverse valigette, anche se gli imputati ne stimavano tra 50 e 100 mila franchi.
Domani il processo continuerà con l'interrogatorio degli altri imputati, poi la parola passerà alle parti.
CSI/px
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