La grande retrospettiva dedicata a Helen Frankenthaler al Kunstmuseum di Basilea, aperta fino al 23 agosto, riporta sotto i riflettori una delle figure più influenti e a lungo sottovalutate dell’arte del Novecento. Raramente una mostra riesce a mettere in discussione una lettura consolidata e, allo stesso tempo, a offrire un’esperienza visiva così intensa. Ed è ciò che accade in questo caso.
Nata nel 1928 e scomparsa nel 2011, Frankenthaler è stata una figura centrale nella pittura americana del secondo dopoguerra, pur rimanendo a lungo ai margini del racconto canonico. Spesso evocata in relazione a figure maschili del movimento, come il critico Clement Greenberg, suo compagno, e il pittore Robert Motherwell, suo marito, è stata a lungo letta in posizione subordinata. La retrospettiva di Basilea mostra invece con chiarezza che non si trattò affatto di una figura secondaria, ma di un’artista autonoma, radicale e decisiva nello sviluppo della pittura contemporanea.
Dalla lacuna alla mostra: nascita del progetto
La mostra prende avvio da un’osservazione tanto semplice quanto significativa. Helena Filipović, direttrice del Kunstmuseum, durante una visita alla Fondazione Helen Frankenthaler di New York ha individuato una lacuna difficilmente giustificabile: in una collezione straordinaria di espressionismo astratto, con opere di Pollock e Barnett Newman, la presenza femminile era del tutto assente. Da questa constatazione prende avvio una collaborazione con la fondazione americana, che dona al museo la tela Riverhead (1963) e rende possibile una grande mostra su Helen Frankenthaler a Basilea.
Helen Frankenthaler, Riverhead, 1963 Kunstmuseum Basel
La tecnica soak-stain e l’innovazione pittorica
Curata da Anita Haldeman, l’esposizione riunisce una cinquantina di opere, spesso di grande formato, attraversando quasi sessant’anni di attività. Ne emerge un percorso sorprendentemente coerente nella sua continua trasformazione. È qui che si coglie il ruolo fondamentale di Frankenthaler nello sviluppo della pittura del Novecento, a partire dall’invenzione della tecnica del soak-stain: colore fortemente diluito versato direttamente su una tela non preparata, distesa al suolo. Una rivoluzione silenziosa che aprì la strada alla pittura del Color Field e influenzò profondamente generazioni di artisti.
Ma ridurre Helen Frankenthaler a una sola invenzione significherebbe tradirne la complessità. La mostra racconta infatti un’artista che rifiuta ogni appartenenza stilistica rigida. Frankenthaler cambia materiali, passa dall’olio all’acrilico, lavora su tela e su carta, sperimenta palette cromatiche differenti: talvolta luminose ed espanse, talvolta più scure, persino abrasive. «Non esistono regole, se non quella di non seguirne alcuna», affermava.
Helen Frankenthaler, Sesame, 1970
Una dichiarazione che suona come un manifesto e che trova conferma anche nelle opere più tarde, realizzate quando l’artista era ormai pienamente riconosciuta, ma mai ferma su una formula consolidata.
Uno degli aspetti più sorprendenti dell’allestimento è il dialogo serrato con la storia dell’arte. Frankenthaler guarda costantemente al passato, in particolare all’arte europea: Tiziano e Rembrandt, Courbet e Manet, ma anche Klee e Kandinskij, fino agli impressionisti. Grazie alle collezioni del Kunstmuseum, alcune opere storiche sono accostate alle sue, rendendo visibili citazioni, rimandi e rielaborazioni: Monet e le Ninfee, Derain, Marie Laurencin. In questo senso, l’astrazione di Helen Frankenthaler non è mai una fuga dal mondo, ma una sua interrogazione continua: una forma di visione che tiene insieme distanza e prossimità.
Una rilettura critica necessaria
Il percorso espositivo accompagna lo spettatore dagli esordi giovanili, Frankenthaler aveva appena ventun anni quando iniziò a farsi notare, fino ai lavori degli ultimi decenni. Ne emerge una libertà rara, sostenuta però da una forte consapevolezza storica. La sua influenza è stata profonda, ma a lungo sottovalutata: una sorte condivisa da molte artiste, all’interno di una narrazione che ha privilegiato figure maschili.
Oggi, lo sguardo sulla storia dell’arte si sta finalmente ampliando. La mostra di Helen Frankenthaler a Basilea rappresenta non solo una retrospettiva di grande qualità, ma anche una rilettura critica necessaria: un viaggio nella sua ricerca che restituisce all’artista il posto che le spetta, pienamente, al centro della storia dell’arte del Novecento.
Le tele monumentali di Helen Frankenthaler a Basilea
Alphaville 04.05.2026, 11:05
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