Urne aperte da domenica in Turchia, paese che torna al voto a meno di cinque mesi dalle ultime elezioni. Timori di violenze e allarmi per il rischio di brogli caratterizzano la consultazione. A presidiare i seggi sono stati chiamati 385 mila agenti. In lizza 16 partiti, con una soglia di sbarramento record al 10%. Il presidente Recep Tayyip Erdogan punta a riconquistare la maggioranza assoluta persa nel giugno scorso, per la prima volta dal 2002.
Su 2'899'000 di cittadini turchi residenti all’estero ed aventi diritto di voto, tra giovedì 8 ottobre e domenica 25, hanno votato circa 1'264'000 milioni. La comunità turca in Ticino, stimata in circa 2'000 persone, non ha potuto votare per corrispondenza. E chi ha voluto esprimere la propria preferenza ha dovuto recarsi all'ambasciata a Berna. C'è chi l'ha fatto, pochi giorni fa, come Recep Akkamis: di origine curda, ha passato dieci anni in prigione in Turchia, poi il 1993 è scappato in Svizzera. E oggi non ha nessun dubbio: "La votazione è importante per tutti i popoli turchi. Per cambiare il sistema. Per la democrazia. Tutti dobbiamo votare".
Parecchi hanno però deciso di non affrontare la trasferta. "Perché non cambierà niente e questo voto sarà la solita farsa", gli fa da contraltare Müjdat Sari. "La Turchia - aggiunge - va di male in peggio", perché "oggi tutti cercano di discriminare chi la pensa in una maniera diversa".
Sul Bosforo la tensione è alta. "Queste elezioni sono caratterizzate da una situazione di violenza", ricorda Massimiliano Ay, ma il voto odierno è molto importante perché in gioco c'è pure "la caratteristica turca di essere un paese unitario".
Joe Pieracci
Il voto turco visto dal Ticino
RSI Info 27.10.2015, 20:10




