Dossier

Il Papa arriva in Giordania

Per Francesco anche un incontro con i profughi in fuga dal dramma siriano

  • 24.05.2014, 14:02
  • 4 maggio, 13:22
Amman accoglie il Papa

Amman accoglie il Papa

  • Keystone

Amman è pavesata a festa, l'ospite è più che gradito, lo si capisce parlando con i locali che mostrano il sorriso delle occasioni migliori. In Israele e Palestina però qualcuno fa fatica a capire perché Papa Francesco sprechi - passateci il termine - più di un terzo del suo breve viaggio in Terra Santa - due giorni e mezzo in totale, esclusi i voli di andata e ritorno - in Giordania, eletta oggi a prima tappa di un percorso che lo porterà poi a Betlemme, Tel Aviv e Gerusalemme. Proteste comprensibili: i drammi dei cristiani e dei palestinesi chiedono di essere ascoltati, ci vuole tempo, ce n'è poco tra le maglie di un fittissimo programma.

Di primo acchito, potrebbe sembrare logico pensare ad una preferenza, un patto di ferro tra la Santa Sede e re Abdallah II. La Giordania, in questi ultimi decenni, è stata una specie di oasi per i cristiani in Medioriente. Parità di diritti civili, nessuna restrizione al culto - ci sono le chiese, non siamo in Arabia Saudita -, apprezzamenti per l'apporto dei cristiani in ambito civile. Questa è la Giordania oggi, definitivamente uscita dalla tentazione di contrastare in qualche modo l'ingombrante vicino israeliano.

La Giordania accoglie il Pontefice

La giornata inaugurale di Papa Francesco ad Amman ha tre punti forti: l'incontro con i regnanti - una visita ricambiata, dopo quella recente del re Abdallah in Vaticano, in un clima di grande cordialità -, la grande messa aperta a tutti, e infine l'incontro - nel luogo in cui si ricorda il battesimo di Gesù - con il mondo dei profughi, il problema numero uno ad Amman e dintorni, sommersa dall'ondata dei rifugiati siriani senza più casa e futuro. Per ognuno dei momenti forti, un discorso, che certamente darà il tono della tre giorni in Medioriente.

A ben vedere, però, la tappa giordana ci sta tutta. Serve a rincuorare i cristiani del luogo, che pure da una posizione privilegiata guardano con preoccupazione all'ondata di primavere arabe dei Paesi vicini, foriere di nuove discriminazioni. E serve a toccare con mano il dramma dei profughi. Bergoglio è sempre stato in prima linea su questo fronte, da Lampedusa all'azione per la pace in Siria. La questione profughi, si può dire, è in testa alle preoccupazioni, all'agenda di Papa Francesco. Qui siamo al cuore del problema. La diplomazia ha fallito, la Giordania - con l'aiuto internazionale, anche quello svizzero del CICR e della Catena della Solidarietà - deve gestire centinaia di migliaia di persone senza più prospettive. E non vuole ripetere ciò che è avvenuto con i palestinesi, nei campi profughi da decenni. Tra di essi, anche in Giordania, spira il vento del fondamentalismo. Nemico della pace e, in Medioriente, dei cristiani. Papa Francesco vuole fare la sua parte, dare voce - attraverso il gesto pubblico dell'incontro serale con alcuni di loro - alla loro storia.

Da Amman, Bruno Boccaletti

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