dall'inviato a Riga Pietro Filippini
È stato un piccolo tormentone, poi evaporato con l’eliminazione prematura dei padroni di casa. Il pubblico ai Mondiali in Lettonia ha avuto vita breve, o meglio: l’ouverture è stata sottotono, i prossimi atti sono un’incognita. Zero spettatori (0!) hanno assistito alle partite pomeridiane di ieri, poco più di 800 alla sfida da dentro o fuori dei lettoni contro la Germania. Insomma, quella manciata in pista non ha scaldato l’atmosfera più di quelli che si assiepavano davanti alle tivù sulle terrazze dei locali o fuori dallo stadio. Il Mondiale vive a Riga, Riga non vive il Mondiale.
"L’attesa del piacere è essa stessa il piacere", verrebbe da dire. La tanto sperata apertura al pubblico, decisa dal governo lettone lo scorso fine settimana, non si è tuttavia riflessa nella corsa al biglietto, riservata solo ai vaccinati e a chi è guarito dal virus. Una fetta già ridotta di popolazione che si è forse fatta anche spaventare dai prezzi impopolari: dai 120 franchi per assistere alle ultime partite della fase a gruppi, su su a salire, fino ai 370 della finalissima. Alla faccia dell’abusato motto "lo sport è della gente".
Ma tant’è, queste sono le condizioni. Queste le conseguenze. Ci siamo gustati un assaggio di normalità ieri sera (al netto del tambureggiare incessante e monotono dei tifosi lettoni sulle tribune), speriamo (ci illudiamo?) in un climax da domani. Che poi i giocatori - che del pubblico ci vivono e col pubblico si caricano - ci dicono quasi rassegnati: "Sapete che a giocare senza tifosi ci siamo ormai abituati?".
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