dall'inviato Antonio D'Autilia
Seconda partecipazione consecutiva alla fase finale degli Europei e seconda eliminazione al termine della fase a gruppi. La Svizzera non riesce a fare meglio del 2017, allora i quarti di finale erano decisamente alla portata della selezione di Martina Voss-Tecklemburg, oggi invece siamo qui a tirare i bilanci di una campagna che non è andata oltre i pronostici della vigilia.
Le attenuanti sono molte e le concediamo volentieri tutte alla nostra Nazionale. Non è facile peregrinare tra un centro sportivo e l’altro alla ricerca di un campo di allenamento, non è facile gestire un contagio di massa da virus gastrointestinale e soprattutto non è facile avere la meglio su squadroni come Svezia e Paesi Bassi.
E allora cosa possiamo salvare di questo Europeo? Di sicuro l’atteggiamento mostrato nella seconda e nella terza partita, dove le nostre hanno giocato quasi alla pari con le selezioni poc'anzi citate. Salviamo inoltre le prestazioni di Ramona Bachmann e anche quelle di Gaelle Thalmann (rete del 2-1 olandese a parte), queste ultime, da buone veterane, hanno tenuto in piedi la Svizzera in più di un’occasione.
Poi ci sono le lezioni, quelle che devono essere apprese per cercare di tenere il passo con un mondo che va di corsa. In primis vanno evitati i problemi logistici: nel calcio femminile si va ancora al risparmio e quindi è più difficile verificare che le promesse sulle infrastrutture vengano mantenute, ma ora che le televisioni seguono in maniera completa i grandi eventi, la Federazione deve far di tutto per evitare che gli inconvenienti incontrati a Leeds (leggi campo d’allenamento in condizioni pessime) non si ripetano.
In secondo luogo, bisognerebbe considerare che il professionismo passa anche da una mentalità professionale: in Svizzera i club sono ancora gestiti in maniera troppo amatoriale, la Super League è un torneo che si gioca sui campi di periferia o di allenamento, alla stampa non vengono garantiti i servizi minimi e soprattutto anche dal punto di vista organizzativo e di calendario ci sono state delle pecche che verranno doverosamente risolte (o almeno si spera). Ci vuole un cambio di marcia, che in altri paesi, e non stiamo parlando solo delle grandi nazioni di calcio, è già in atto. In un campionato di livello si possono far crescere le nostre giovani con più tranquillità, queste infatti non saranno portate a trasferirsi in fretta e furia all’estero per poi passare troppo tempo sulle panchine di compagini tedesche, francesi o inglesi.
Il calcio maschile questa lezione l’ha imparata a suo tempo e i risultati si vedono eccome, basta guardare quanto fatto dalla nazionale U21, selezione fortemente foraggiata dal massimo campionato nazionale. In Svizzera, e nello specifico a Bienne, esiste un centro per la formazione dei talenti, dove si lavora molto e bene, ma prima che queste promesse arrivino in Nazionale serve uno step ulteriore che si può fare solo attraverso un lavoro di alto livello svolto all’interno dei club.

Euro 2022 D, l'intervista a Sandy Maendly (18.07.2022)
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Euro 2022 D, il servizio su Svizzera-Paesi Bassi (La Domenica Sportiva 17.07.2022)
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Euro 2022 D, l'arrivo della Nazionale all'aereoporto (Telegiornale 18.07.2022)
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Il commento di Antonio D'Autilia (Rete Uno Sport 08.07.2022, 07h15)
RSI Sport 18.07.2022, 10:48
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