dall'inviato a Pechino Federico Fiorito
Game winner: Come contro la Russia l’entrata in materia non è stata ottimale, una Svizzera versione diesel ci ha messo qualche cambio ad ingranare. Incappare subito in una penalità e subire, immediatamente dopo aver resistito in boxplay, il gol ceco ha messo ancora una volta il match in salita per la truppa di Fischer, brava poi a pareggiare i conti ancora nel primo tempo. Visto quanto sono equilibrate le partite sarà il caso di scendere sul ghiaccio con il pattino giusto domani contro la Danimarca, per chiudere meritatamente con una vittoria il girone e andare con ottimismo agli ottavi di finale.
Top player: In una sfida così chiusa i portieri ne escono vincitori. Leonardo Genoni da una parte e Simon Hrubec dall’altra hanno vinto la loro battaglia contro i quaranta giocatori di movimento visti all’opera nel pomeriggio pechinese. Dopo l’ottima prestazione di Reto Berra nel primo impegno, l’estremo difensore dello Zugo ha risposto a sua volta presente, confermando che tra i pali siamo messi veramente bene. Davanti, invece, ci vorrà per forza qualcosa di più.
Timeout: la linea “svizzera” Cervenka-Kovar-Stransky è stata forse la più insidiosa sull’arco dei 60’ per quel che riguarda la Cechia, a dare lustro al nostro campionato che, a queste Olimpiadi senza NHLers, è ottimamente rappresentato nelle varie Nazionali. Ma, per una volta, lo spazio dedicato alla curiosità riguarda per davvero un timeout. Quello chiamato da Fischer, in modo un po’ furbesco, dopo una liberazione vietata negli ultimi scampoli di partita, che ha mandato in confusione gli arbitri, richiamati a gran voce dalla panchina ceca per riprendere, secondo le regole, velocemente il gioco. Alla fine si è perso molto tempo e il quintetto rossocrociato ha, per nostra fortuna, potuto comunque tirare il fiato. I piccoli dettagli – e anche i piccoli trucchetti – serviranno sicuramente nel prosieguo del torneo.

