Potrebbe rimanere senza un colpevole la rapina che avvenne nel 2007 a Ligornetto. La difesa dell'imputato, sotto processo in Italia, punta all'assoluzione sulla base di un errore: il nome sbagliato sul documento dell'esame del DNA che l'aveva incastrato. Dal Ticino però si precisa: quella svista fu corretta e comunicata per tempo alle autorità italiane. La vicenda giudiziaria ha fatto scalpore in Italia dove è stata rilanciata oggi (mercoledì) da La Provincia di Varese, che ha titolato "anche gli svizzeri sbagliano".
Ma facciamo un passo indietro: l'11 gennaio di 9 anni fa, due uomini entrano, armati, in un distributore di Ligornetto, minacciano la commessa e una cliente e poi scappano con il bottino. Pochi giorni dopo, la polizia italiana trova oltreconfine un paio di guanti e una calza di nylon. Due più due e partono le ricerche. La polizia cantonale associa quella traccia di DNA ad Alessandro, un quarantenne di Clivio, che aveva già trascorso un periodo alla Stampa e quindi risultava nella banca dati di riferimento. Gli agenti chiedono poi all'istituto di medicina legale di San Gallo di confermare il risultato con una perizia. In questa richiesta viene però indicato il nome (di battesimo) sbagliato, quello di Gianfranco, anche lui già ospite del penitenziario. Un nome che poi, a cascata, viene riportato anche sull'ultimo rapporto.
A quel punto la polizia cantonale, documenti alla mano, si rende conto dell'errore e avverte immediatamente il ministero pubblico che, a sua volta, comunica quanto successo alle autorità italiane. In aula però, stando alle parole dell'avvocato della difesa, Corrado Viazzo, queste precisazioni non sono arrivate.
CSI/M.Ang.
Dal Quotidiano:
08.06.2016: Il DNA corretto, il nome no




