Tutti d’accordo in parlamento sull’acquisto della Sopracenerina da Alpiq - attraverso la neo costituita holding controllata dall’AET - che tornerà in mani ticinesi (al termine dell’operazione i 59 comuni del comprensorio potranno detenere il 70% del pacchetto), anche se sono stati evocati i rischi della compravendita.
In particolare le insidie di un mercato in progressiva liberalizzazione, che riduce i margini di profitto, la necessità di imponenti investimenti per rinnovare impianti obsoleti e le possibili commistioni tra AET, azienda produttrice nel ramo energetico che detiene una partecipazione in SES, e l'azienda di distribuzione locarnese. Ma l’aula, all’unanimità (72 favorevoli e un astenuto, il deputato dell’MPS Matteo Pronzini) ha autorizzato l’AET a procedere alla costituzione della holding che dovrà traghettare la Sopracenerina verso i comuni interessati.
Per il plr Giacomo Garzoli si tratta comunque di “un risultato storico per un’operazione che non era per nulla scontata dal profilo procedurale e commerciale”. Del resto “sarebbe stato un errore gravissimo consegnare all’estero un ambito fondamentale come quello della distribuzione dell’energia”.
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garzoli SES.MUS
RSI Info 18.06.2013, 20:41
Mentre il leghista Daniele Caverzasio, che pure si è rallegrato per l’operazione, ha voluto rendere attenti al bisogno di vigilare affinché alla SES non vengano offerti prezzi più vantaggiosi rispetto ai concorrenti.
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caverzasio SES.MUS
RSI Info 18.06.2013, 20:41
Di primo passo verso la costituzione di un polo energetico cantonale ha parlato invece Fiorenzo Dadò, che ha anche posto l’accento sulla necessità di ridiscutere il ruolo dell’AET e di garantire posti di apprendistato nella regione.
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dado SES.MUS
RSI Info 18.06.2013, 20:39
Il socialista Bruno Storni si è soffermato sulle generose retribuzioni della direzione e del cda della Sopracenerina e sugli impianti vetusti che richiederanno massicci interventi e ha chiesto di rivedere addirittura la composizione dei dirigenti. “Dopo decenni di massimizzazione di profitti si potrà ripartire” ma con investimenti sostanziosi.
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storni SES.MUS
RSI Info 18.06.2013, 20:42
Francesco Maggi ha voluto evidenziare il piano industriale dell’azienda che prevede il recupero del’energia persa dalla rete, pari a 25 gW/h all’anno mentre Gabriele Pinoja ha salutato “l’importante operazione dal profilo politico e strategico”.
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maggi SES.MUS
RSI Info 18.06.2013, 20:42
Da parte sua la consigliera di Stato Laura Sadis ha sottolineato come “i comuni fanno un vero e proprio investimento che garantirà in futuro di disporre di energia a prezzi concorrenziali in un contesto di mercato difficile” mentre sul ruolo di AET la direttrice del DFE ha affermato che l’azienda resterà un "azionista minoritario nella Sopracenerina". E eventuali "modifiche di strategia saranno valutate nell’ambito della discussione della politica energetica cantonale”.
Leonardo Spagnoli
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La SES ha un capitale di 16,5 milioni di franchi, detenuto nell'ordine da Alpiq (60,89%), 33 comuni (15,01%) e altri azionisti registrati (19,62%) e non registrati (4,49%). Inizialmente nell’operazione per l’acquisto del pacchetto di Alpiq dovevano entrare 5 soggetti (comuni, AET, AIL, BancaStato e SES) che si sono poi ridotti nel corso delle trattative a 2, AET e comuni con BancaStato che si limiterà a un ruolo di finanziatrice non azionista. In una prima fase saranno coinvolti solo i sei principali comuni (che detengono il 13% del 15% complessivo del pacchetto della SES in mano agli enti locali del comprensorio). In estrema sintesi quindi la neo costituita SES holding dovrà rilevare la quota di Alpiq (60,89%) a un prezzo concordato di 140 franchi per azione e i comuni si impegnano a non vendere la loro partecipazione (13%). La società dovrà quindi acquistare l’eventuale parte residua (26%) che sarà messa in vendita nell’OPA (offerta pubblica d’acquisto) in mano ai privati, come prevede la legge, che vorranno disfarsi delle loro azioni. In base al “patto parasociale” stipulato i comuni interessati potranno acquistare il 49% della holding e successivamente, se faranno valere il loro diritto d’opzione entro il 31 marzo 2015, la loro quota potrà salire al 70%. Conseguentemente la partecipazione dell’AET, che manterrà comunque prerogative in ambito industriale, potrebbe ridursi dal 51% al 30%. Il costo dell’operazione è stimato a 130-140 milioni, 50 dei quali saranno fondi propri della SES holding mentre 87 milioni (come massimo) saranno prestati da BancaStato.








