Sei sei un criminale e minacci il quieto vivere della Svizzera resti fuori dai confini. Ciò vale sia per gli autori di reati violenti, sia per chi fa del malaffare. È questo il senso della sentenza, pubblicata oggi, mercoledì, dal Tribunale federale nei confronti di un 52enne italiano che, nonostante le condanne per reati contro il patrimonio e il divieto d'entrata, chiedeva di poter mettere piede in Svizzera.
I precedenti
L’uomo d'affari era arrivato in Svizzera nel gennaio del 2008 ed aveva ricevuto un permesso di dimora. Poco tempo dopo era stato condannato dal Tribunale di Milano a tre anni di carcere per associazione a delinquere. In Svizzera era invece stato riconosciuto colpevole del riciclaggio di 19 milioni di euro e di ripetuta falsità in documenti (2 anni e mezzo la pena). Per questo motivo Berna emise un divieto d’entrata fino al 2019 (7 anni). Il Tribunale amministrativo federale aveva ridotto la durata a 5, ma il professionista aveva ricorso a Mon Repos, sottolineando che la sentenza non era motivata a sufficienza.
Vale anche per i reati finanziari
Il TF tuttavia ha confermato quanto deciso dalla seconda istanza e dall’Ufficio federale delle migrazioni, ovvero che l’entrata su suolo elvetico può essere vietata se uno straniero "ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici". Nel caso specifico i requisiti di pericolosità, hanno spiegato i giudici, sono dati. Questi valgono "anche per i reati di natura economica". Inoltre, il 52enne non ha fornito elementi che provano "un particolare legame con la Svizzera".
Da.Pa.




