Ticino e Grigioni

Presunto abuso di autorità a Lugano

Parla un ragazzo che ha denunciato un agente

  • 02.04.2013, 12:05
  • 05.06.2023, 18:17

“Mi ha tirato un pugno, ammanettato e apostrofato con parole razziste; per questo l’ho denunciato”. A parlare è Riccardo, oggi 23enne, che sostiene di essere stato aggredito in via Peri, il 7 aprile 2012, da un agente della Polizia di Lugano. Perché parlarne oggi? Perché quel poliziotto, quella notte in via Peri, era in pattuglia con uno dei due colleghi oggi presunti responsabili del pestaggio di un 37enne rumeno ad Arogno.

Attori diversi dunque, ma dinamiche simili, tanto che l’avvocato Rupen Nacaroglu , difensore di Riccardo, ha deciso di chiedere al pg John Noseda un ulteriore faccia a faccia tra il suo cliente e l'agente imputato. Bisogna precisare che la polizia, nei confronti di Riccardo, ha sporto una controdenuncia per ingiurie e resistenza a pubblico ufficiale. Una faccenda contorta, insomma, tra presunti abusi di potere e comportamenti poco chiari sui quali sarebbe opportuno fare luce.

Cosa accadde in via Peri?

“Erano le cinque di mattina - spiega Riccardo - mi trovavo fuori dal Club One con due amici. Scioccamente ho sputato una cicca in strada senza badare al passaggio di un’auto della polizia, ma di certo non l’ho colpita”. Uno degli agenti è però convinto del contrario; l’altro dice di non esserne sicuro. I due si fermano e bloccano il giovane: "Prima mi hanno colpito con veemenza, poi mi hanno caricato in macchina. Non avevo un documento, ma non me l’hanno neppure chiesto, come invece hanno sostenuto davanti al pg John Noseda. Io avevo paura. Mi sembrava che stessero esagerando, così ho opposto resistenza e per questo ho ricevuto un pugno in faccia dall’agente che poi ho deciso di denunciare”.

L’allora 22enne, spaventato, sbaglia. Esce dall’auto e prova ad allontanarsi, ma viene riacciuffato poco lontano. Scattano le manette. Due giovani estranei assistono alla scena e prendono in giro i poliziotti: “Che polli, l’avete fatto scappare?”. Un agente reagisce duramente; uno degli sbeffeggiatori finisce all’ospedale, in circostanze tutte da chiarire, con una ferita a una mano, la giacca strappata e gli occhiali rotti. Nel frattempo giungono sul posto altre due pattuglie per un totale di sei pubblici ufficiali. Questi sosterranno che vi erano una ventina di persone da tenere a bada.

“Perché non sei rimasto nel tuo paese?”

Riccardo, con un amico, viene portato in centrale, dove si scopre la sua nazionalità italiana: “Il poliziotto che mi aveva colpito mi ha chiesto perché quella sera non ero rimasto nel mio paese. Gli ho spiegato che la mia famiglia vive a Lugano da cinque generazioni e gli ho chiesto che bisogno ci fosse stato di tirarmi un pugno. In quel momento lui ha negato di averlo fatto e io gli ho rinfacciato di non avere neppure il coraggio di ammetterlo. Si è innervosito tantissimo. Era fuori di senno e mi ha preso per il collo”.

I due ragazzi vengono rilasciati grazie all’intervento di una terza persona, che spiega ai poliziotti come tutta la scena sia stata filmata. Questa stessa persona dichiara: “Mi hanno chiesto di cancellare il video e in cambio li avrebbero fatti uscire”. Riccardo può così recarsi in ospedale per farsi medicare l’occhio gonfio e le diverse escoriazioni sul viso e sul collo.

Angelo Dandrea

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