Lo scavo venne eseguito senza rispettare le norme di sicurezza. È la conclusione a cui giunge la perizia disposta dalla procura per far luce sul crollo del muro che a Rivera, il 4 marzo del 2013, travolse un operaio italiano. La parete in sasso e malta crollò improvvisamente, uccidendo il 56enne del Varesotto.
Secondo l’esperto una puntellazione adeguata avrebbe scongiurato il cedimento. Nulla – si legge nel rapporto – venne invece intrapreso per stabilizzare la fondazione del muro durante gli interventi per la posa delle condotte. La perizia chiama in causa soprattutto il progettista e la direzione lavori. Al tempo stesso evidenzia però le inadempienze dell’impresa e del suo capo-cantiere.
Alla magistratura il compito di trarre le debite conseguenze sul fronte penale. Omicidio colposo il reato ipotizzato. Tutte le parti coinvolte si sono rimpallate finora ogni addebito.
Francesco Lepori
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