Alessandro Trivilini, esperto di informatica forense alla SUPSI, lancia l'appello: "Negli ultimi anni si è fatto molto per sensibilizzare ragazzi e famiglie sul tema dei pericoli nella rete, ma non possiamo abbassare la guardia", ha detto oggi, lunedì, ai microfoni della RSI (ascolta l'audio).
Il riferimento è ovviamente alla vicenda di Paul, ragazzino solettese adescato in Teamspeak su Minecraft (una piattaforma di gioco online) e ritrovato a Düsseldorf da un 35enne tedesco (vedi articoli correlati). Una storia che rimette in drammaticamente sotto i riflettori la pericolosità reale del mondo virtuale.
Alessandro Trivilini, esperto di informatica forense alla SUPSI
"Quello che manca agli adolescenti — che hanno capito come stanno le cose — è l'esperienza per valutare dinamiche che si sviluppano con
utenti che non conoscono ma di cui
condividono degli interessi, come per esempio un videogame", ha aggiunto Trivilini, che ha evidenziato come "La condivisione delle missioni di gioco in un ambiente virtuale aiuta a costruire una certa fiducia, che, se mal gestita, può portare a spiacevoli sorprese", ha concluso.
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