Non solo erano stati notati, ma qualcuno aveva anche segnalato dei - presunti - metodi educativi "inappropriati" da parte dell’educatrice arrestata in novembre con l’accusa di aver maltrattato due bambini in un asilo nido del Luganese. Un campanello d’allarme che però non era giunto fino a chi si occupa la vigilanza per i nidi, ovvero il Dipartimento sanità e socialità (DSS). Non erano dunque scattate le verifiche da parte del Cantone che ora attende l’esito dell’inchiesta penale.
Un "diario" contenente riferimenti temporali, ma pure a persone ed episodi puntuali è stato nel frattempo consegnato agli inquirenti. L’autrice è un’ex collega dell'educatrice che per un po’ aveva lavorato a stretto contatto con lei, proprio nell’asilo nido teatro dei presunti casi di maltrattamento. La polizia l’ha sentita nelle scorse settimane. A verbale, l’ex collega ha spiegato di aver tentato – invano – di segnalare ai suoi responsabili formativi che qualcosa non andava. Il campanello d’allarme è però rimasto inascoltato e questa segnalazione, come ha confermato Marco Galli - capoufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani del DSS - non è mai giunta al Cantone.
Polizia e magistratura stanno cercando di capire se possano esserci altri episodi accanto a quelli che hanno portato all’avvio dell’inchiesta. Un punto sul quale - forse - potrà contribuire a fare luce pure il quaderno sul quale l’ex collega puntualmente annotava le sue perplessità, segnando anche le iniziali dei nomi dei bambini.
Romina Lara




