“Sono partito per la Siria con uno scopo giornalistico: volevo raccontare cosa stesse realmente succedendo lì. Poi, la Turchia ha chiuso le frontiere e non potevo più tornare indietro. Il conflitto si stava spostando sempre più a nord e le milizie islamiche stavano seriamente minacciando la comunità cristiana nel nord del paese: io ero lì in quel momento, ho preso in mano le cose e deciso di aiutare una popolazione che rischiava lo sterminio”. Sono le parole di Johan Cosar, il locarnese rinviato a giudizio per aver combattuto lo Stato islamico, che per la prima volta dal suo rientro in Svizzera racconta la sua esperienza nel paese arabo, martoriato da sette anni di guerra civile.
La legge parla chiaro, ma le cose sono andate diversamente
Johan Cosar
Cosar di fronte alla giustizia militare dovrà rispondere di indebolimento della forza difensiva del paese (art 94 codice penale militare): non chiese l’autorizzazione, come vorrebbe la prassi, per combattere con un esercito, in questo caso una milizia cristiana, straniero.
“Nessuno in quel contesto avrebbe pensato a prendere carta e penna per chiedere il permesso di combattere – ci dice -. È successo tutto in modo naturale; certo, la legge parla chiaro, però le cose sono andate diversamente”.
Intervista di: Francesco Lepori
Adattamento web: Ludovico Camposampiero




