Sono racchiuse in circa 170 pagine le motivazioni scritte della sentenza sul delitto di Brissago. Il testo, appena giunto alle parti, spiega i perché del verdetto pronunciato in giugno contro Luca Buzzi e Barbara Maiullari, condannati per assassinio a 15 e 12 anni di carcere.
Il presidente della Corte, Amos Pagnamenta, ha suddiviso in fasi quanto accaduto prima, durante e dopo la lite scoppiata il 3 ottobre 2013, a casa della vittima. Sono state evidenziate le incongruenze emerse tra le dichiarazioni dei due tossicodipendenti, o considerando anche solo le loro singole versioni. La ricostruzione dei fatti si è quindi basata sui pochi punti univoci e, in alternativa, sugli elementi oggettivi.
La lotta tra Buzzi e Marco McNeill subì una svolta per mano della Maiullari, che accoltellando il 30enne alla coscia permise all’amico di prevalere. Buzzi lo uccise schiacciandogli il torace con una sedia. Modalità che, unite al futile movente, configurano appunto – si legge - il reato di assassinio.
Francesco Lepori



