Impossibile trovare qualcuno tra i ticinesi nel Regno Unito o tra i britannici in Ticino schierato a favore della Brexit. Solo Peter Barber, presidente dell’Unione dei ticinesi a Londra, ci spiega che sì, forse qualcuno c’è: si tratta di cittadini che, a loro dire, applicano alla Gran Bretagna gli stessi loro principi “patriottici” elvetici. “Ma sono una minoranza”, spiega Barber che aggiunge: “Il referendum ha legittimato la xenofobia”.
Tutti, sulle due sponde della Manica, concordano: lo scontro durante la campagna referendaria è stato tutt’altro che “british”, da “gentlemen”. Oltre a Barber, abbiamo raggiunto quei ticinesi che avevamo conosciuto nella serie curata dal collaboratore RSI nella capitale britannica, Lorenzo Amuso: c’è Fabiana Ottini che lavora in una scuola di lingue che senza stranieri chiuderebbe; c’è Rita Day Giollo, per la quale chi ha condotto la campagna “si è servito solo di bassezze”; c’è Loredana Guetg-Wyatt, sentitasi esclusa più di una volta dalle discussioni perché non è inglese.
Brexit: i ticinesi a Londra
Contenuto audio
Rita Day Giollo
RSI Info 22.06.2016, 23:39
Fabiana Ottini
RSI Info 22.06.2016, 23:39
Peter Barber
RSI Info 22.06.2016, 23:38
Loredana Wyatt
RSI Info 22.06.2016, 23:38
Sulla stessa onda anche i britannici che hanno accettato di spiegarsi davanti alle nostre telecamere nella Svizzera italiana: Norman Hewitt, celebre patron di Blues To Bop, Jonathan Stanford, operatore finanziario in una società di Lugano, nato in Ticino da genitori emigrati negli anni ‘60 e Paul Greenwood, gallese, il cuoco dell’Osteria del Giardino di Morbio Inferiore.
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Dal TG 12.30
Il nostro dossier: L'Europa sull'orlo di Brexit





