“Gli abusi che commettevo erano una maledizione anche per me. Sono vittima della mia natura”. Durante il processo che lo vede sedere sul banco degli imputati, Flavio Bomio descrive così la pulsione a consumare atti sessuali con gli atleti che allenava. “Sapevo quanto facevo e sapevo che era illegale, ma non riuscivo a fermarmi” ha raccontato al giudice Marco Villa.
Un’inclinazione indomabile che, stando al procuratore pubblico Amos Pagnamenta, lo avrebbe portato a costringere i giovani adolescenti a piegarsi ai suoi voleri. Secondo l’accusa, lo avrebbe fatto sfruttando il timore e la soggezione indotti dal suo carisma e dal suo ruolo in seno alla SNB, nonché dal senso di attaccamento alla squadra e dalla disciplina che l’ex dirigente infondeva ai nuotatori e all’entourage. Da qui l’accusa di coazione sessuale per le centinaia d’episodi (atti sessuali parziali o completi) che si sono ripetute tra il 1998 e il 2007.
"Non forzavo nessuno"
"Io non forzavo nessuno. Non ho mai pensato che i ragazzi cedessero succubi del mio ruolo di presidente. Credevo lo facessero naturalmente per l’amicizia che ci legava o perché li conquistavo” ha detto il 71enne.
Lo ha ribadito più volte, rispondendo alle domande incalzanti del giudice: “Non c’è mai stata pressione. Tanto che nessuno mi ha mai rimproverato. Solo dopo il mio arresto ho cominciato a capire che loro davano un altro significato al rapporto che ci legava. Sono addolorato” ha sottolineato l’ex uomo forte della società sportiva.
Davide Paggi
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RG 18.30 Il servizio di Darco Degrussa
RSI Info 05.08.2013, 23:02
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