BSI, come si è appreso lunedì mattina, è stata acquistata per 1,33 miliardi di franchi da EFG International. Il responsabile del Dipartimento delle finanze e economia ticinese, Christian Vitta, ai microfoni della RSI, si è detto ottimista sul futuro dell'istituto bancario e ha annunciato contatti con la nuova dirigenza per mantenere competenze e impieghi in Ticino.
Christian Vitta, ottimista sul futuro della BSI - di Lino Bini
RSI Info 22.02.2016, 15:19
L’operazione tra EFG International e BSI sarà una fusione più che un’acquisizione. Il concetto è stato ribadito dai direttori generali dei due istituti, Joachim H. Straehle per EFG e Stefano Coduri per BSI, che hanno sottolineato la complementarietà delle due banche e come Lugano resterà una piazza importante all’interno della nuova entità, in particolare come ponte verso l’Italia, anche se non è ancora chiaro quali funzioni resteranno sulle sponde del Ceresio. Anche il marchio BSI sarà mantenuto, almeno per due anni, in particolare in Ticino e Italia, dove è conosciuto e apprezzato.
Dalla fusione sono attesi risparmi di 185 milioni di franchi entro il 2019, anche se non sono ancora stati definiti eventuali tagli di impieghi. Sicuramente gli istituti continueranno con i loro piani di risparmi già annunciati, con il taglio di 160 posti annunciato dalla BSI nel 2014 e 200 resi noti lo scorso novembre da EFG.
I vertici delle due banche hanno affermato che i tagli verranno bilanciati tra gli istituti, dichiarazioni che non hanno fugato i timori dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB), che incontrerà in settimana i responsabili degli istituti. In particolare la metà dei risparmi sono previsti nel settore informatico, che verrà gestita da una sola piattaforma comune. Quella della BSI è gestita da B-Source e si teme che possa venire esclusa dal futuro dell’istituto, con conseguente perdita di posti di lavoro.
bin/sf
Dal Quotidiano:
Dal TG20:




