Come ha dichiarato a metà dicembre il direttore generale di BSI Stefano Coduri “Il tempo è contro di noi. I nostri clienti hanno fiducia, ma non durerà all’infinito.”
Il rischio che i clienti lascino l’istituto ticinese con i loro capitali cresce con il prolungarsi dell’incertezza. Un fenomeno che si ripercuote sul valore di BSI e sul quanto i compratori sono disposti a pagare. Dall’altra parte il venditore, BTG Pactual, deve trovare un equilibrio fra le sue pretese e la fretta di far cassa. Fra i due fronti il regolatore, la FINMA.
Per BSI la soluzione migliore è un partner estero come BTG Pactual che voleva mettere il turbo alle attività di private banking, un proprietario che apriva nuovi mercati. La soluzione peggiore è il venir integrati da un concorrente elvetico che può poi puntare a far salire gli utili risparmiando grazie al taglio dei doppioni.
L’offerta di BancaStato presentata oggi sta fra i due scenari estremi. La cordata guidata dalla banca cantonale ticinese vuole infatti entrare in BSI anche per salvare posti di lavoro e competenze della piazza finanziaria locale. Ma BancaStato ed i loro partner presentano l’operazione come un investimento finanziario, una partecipazione. La cosa potrebbe non piacere alla FINMA che dovrà giudicare dell’affidabilità dei partner e delle loro strategie.
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