Il delitto di Faido si appresta ad approdare in aula. La procuratrice Valentina Tuoni ha infatti rinviato a giudizio l’anziano che, la sera del 3 luglio 2015, soffocò la moglie (di 81 anni) dopo averla picchiata. Proprio le modalità, giudicate particolarmente perverse, hanno indotto il magistrato a ipotizzare il reato più grave previsto dal codice penale: quello di assassinio. L’87enne la colpì con oggetti contundenti, alla testa e al corpo. Poi salì coi piedi all’altezza del torace, rompendole le costole.
La perizia psichiatrica non ha potuto confermare, in maniera categorica, la sua totale incapacità d’intendere e volere al momento dei fatti.
Da qui il rinvio a giudizio. L’accusa non chiederà comunque più di cinque anni di carcere. E questo proprio in ragione della grave scemata imputabilità ravvisata a favore dell’uomo.
Francesco Lepori
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