Con 120 voti a favore e 58 contrari, il Consiglio nazionale ha riconfermato stamani la sua decisione di rinviare il dossier all'Esecutivo.
Il tasso unico dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) è stato affossato questa mattina per la seconda volta dalla Camera bassa. Il dossier torna quindi sul tavolo del Consiglio federale, che dovrà proporre un nuovo progetto, basato su due aliquote differenti. Il testo dovrà anche contenere una lista di eccezioni, dal settore sanitario a quello della cultura.
Tre i tassi attuali
Attualmente l'IVA contempla tre tassi (8%, 3,8% e 2,5%). L'ex ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, nonostante le opposizioni, aveva proposto di passare ad un'unica aliquota, fissata al 6,5%, che dal 2018 sarebbe scesa al 6,2% (una volta soppresso l'aumento provvisorio per il risanamento dell'assicurazione invalidità). Dall'imposta sarebbero stati esonerati solo cinque settori su 29 (servizi finanziari e assicurazioni, scommesse e lotterie, prestazioni in seno alla stessa collettività pubblica, agricoltura, vendita e affitto d'immobili), mentre gli ambiti sociale, sanitario, della formazione, della ricerca e della cultura sarebbero invece stati imposti.
Per l'UDC un'utopia
A nome della commissione dell'economia e dei tributi del Nazionale, il democentrista basilese Caspar Baader ha sottolineato che l'aliquota unica farebbe diminuire il prezzo di una Ferrari, ma aumentare quello del pane: una vera utopia. "Un progetto del genere non avrebbe alcuna possibilità di riuscita in votazione popolare", ha rincarato la dose Dominique de Buman (PPD/FR). Solo il PLR, spalleggiato dai Verdi liberali, ha continuato a difendere la revisione dell'IVA promossa dal "suo" ministro, pur sostenendo ora un tasso unico di soli 5,5 punti percentuali.
Maggioranza punta su progetto a due aliquote
La maggioranza ha preferito puntare su una variante a due tassi, dei quali uno ridotto per i generi alimentari, i ristoranti e il settore alberghiero. Salute, formazione, cultura, manifestazioni sportive e istituzioni di beneficenza dovrebbero restare esonerati dall'imposta, in più ai cinque settori ritenuti "intoccabili" dal Governo.




