Ticino e Grigioni

Adeline, l'assassino non doveva uscire

Lo stabilisce la prima inchiesta sull'omicidio della socioterapeuta di Ginevra. Accertate gravi disfunzioni nelle procedure. La pericolosità dell'uomo era manifesta

  • 09.10.2013, 17:26
  • 4 maggio, 12:29
Il responsabile dell'inchiesta, Bernard Ziegler, dopo la conclusione della conferenza stampa di mercoledì a Ginevra

Il responsabile dell'inchiesta, Bernard Ziegler, dopo la conclusione della conferenza stampa di mercoledì a Ginevra

  • KEYSTONE

Sono conclusioni molto severe - e per vari aspetti sconcertanti - quelle del primo rapporto d'inchiesta amministrativa sulla morte di Adeline, la socioterapeuta ginevrina uccisa a metà settembre da un detenuto notoriamente pericoloso. Il suo presunto assassino, in buona sostanza, non avrebbe dovuto essere autorizzato a uscite accompagnate dal perimetro del penitenziario di Champ-Dollon.

Gravi disfunzioni imputabili al Servizio cantonale e al centro "La Pâquerette"

Secondo il responsabile dell'indagine, l'ex ministro cantonale Bernard Ziegler, nè il Servizio di esecuzione delle pene del cantone, nè la struttura di cura che si occupava del detenuto avevano rispettato le procedure.

Prima di dare il consenso ad un programma di uscite accompagnate, il Servizio cantonale avrebbe dovuto - come prevede la legge - disporre una perizia esterna sul detenuto e trasmettere in seguito il dossier ad una commissione di valutazione della pericolosità.

Ma gravi rilievi concernono anche il centro di terapia "La Pâquerette", situato all'interno del complesso del penitenziario. Alla direzione dell'istituto viene rimproverato, in particolare, di aver elaborato un piano di uscite in modo del tutto unilaterale e senza aver considerato elementi cruciali come la manifesta pericolosità del soggetto.

I rischi erano peraltro evidenti sulla base di tutte le perizie eseguite, l'ultima delle quali risalente al 2011. Ciononostante, il centro aveva addirittura autorizzato il detenuto ad acquistare uno strumento da maniscalco, dotato di un gancio e di una lama lunga una ventina di centimetri.

Il cantone presenta le proprie scuse

L'inchiesta ha così confermato quelle ipotesi di negligenze e forti sottovalutazioni dei rischi, che di fatto erano emerse già all'indomani della tragedia. "Prima di voler cambiare leggi e regolamenti, occorre anzitutto rispettarli. Il cantone ha fallito nel suo dovere di protezione dei propri collaboratori e presenta le sue scuse ai famigliari della vittima", ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato ginevrino, Charles Beer.

Alla luce delle conclusioni dell'inchiesta, il Governo cantonale ha disposto una procedura amministrativa per stabilire le responsabilità dei dirigenti del Servizio di esecuzione delle pene e del centro di reinserimento sociale.

Red.MM/RTS/ATS/ARi

Gallery video - Adeline, l'assassino non doveva uscire

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare