Impotenza, rabbia e una grande tristezza. Sono questi i sentimenti che traspaiono dalle parole dei cittadini turchi e curdi incontrati per le strade di Zurigo. La Turchia sta attraversando uno dei momenti peggiori della sua storia repubblicana. "Non riesco quasi più a guardare le immagini che vengono trasmesse dalla televisione. C’è troppa sofferenza e sto male al pensiero che parte della mia famiglia vive lì". Così un ex militare curdo che ora cucina kebab nel Niederdorf.
Il 1° novembre i turchi dovranno tornare ai seggi dopo che il 7 giugno scorso il successo elettorale dell’HDP, partito filo-curdo e progressista, ha privato il presidente, Recep Tayyip Erdogan, e il suo partito islamista della maggioranza dei deputati necessaria per guidare "in solitaria" il paese. Si è creato così un vuoto di potere, complice l'incapacità di formare un Governo di coalizione, in cui si è innescata una spirale di violenza culminata nel peggior attentato della Turchia moderna, quello di Ankara del 10 ottobre: un centinaio i morti.
I turchi in Svizzera
I cittadini di nazionalità turca che vivono in Svizzera sono poco meno di 69’000. Tra questi vi è una nutrita comunità di curdi, che in Turchia sono circa il 20% della popolazione. Nella Confederazione si teme che il conflitto riemerso quest’estate in Asia Minore tra Ankara e il PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, possa estendersi anche qui. Timori comprovati dagli scontri avvenuti in settembre a Berna, che hanno reso necessario un massiccio intervento delle forze dell’ordine.
Nel cuore dei turchi
In questa serie non guardiamo alle ragioni ma ai sentimenti e alle emozioni di chi vive in prima persona la deriva del proprio paese. Lo abbiamo già fatto in Turchia dopo il prologo in Gemania. Oggi ci fermiamo nella Svizzera tedesca, prima di dedicare l’ultima puntata alla Svizzera italiana. Anche sulle rive della Limmat, come su quelle del Bosforo, le speranze di rivedere un paese migliore si sono ridotte di molto, ma non sono del tutto spente.
CaL/ab




