Il franco forte ha contribuito ad arricchire gli svizzeri. È la conclusione alla quale è giunto Jan-Egbert Sturm, direttore del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF).
L'abbandono del tasso di cambio minimo con l'euro del 15 gennaio 2015, e il rafforzamento del franco, infatti, indigesto per molti settori votati all'export, ha portato anche molti vantaggi, soprattutto per i consumatori, ad esempio nei settori della formazione, dell'elettronica e dell'abbigliamento.
Da inizio anno l'indice svizzero dei prezzi al consumo ha registrato una flessione, in parte a causa dell'apprezzamento del franco, ma anche per la caduta del corso del petrolio e dei prezzi dell'energia.
Per il momento approfittiamo di una "buona" deflazione, ha spiegato Michel Girardin, professore di macro finanza all'Università di Ginevra. Indubbiamente, la debolezza dei prezzi si rivela positiva per i consumatori e i turisti svizzeri all'estero, per gli acquisti transfrontalieri e per i prezzi all'importazione. Tuttavia, se il fenomeno dovesse perdurare, "il consumatore ha la tendenza a rinviare gli acquisti, con una conseguente forte caduta del consumo", ha messo in guardia l'esperto.
ATS/M.Ang.




