La Grande Camera della Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha confermato giovedì la condanna inflitta alla Svizzera nel dicembre del 2013 per aver violato la libertà d'espressione del nazionalista turco Dogu Perinçek. La Confederazione aveva richiesto all'alto tribunale di Strasburgo il riesame del caso.
La vicenda di Perinçek è da ricondurre alle sue posizioni negazioniste sul genocidio armeno, da lui definito come una "menzogna internazionale". Per le sue affermazioni, risalenti ad una serie di conferenze tenute in Svizzera nel 2005, a Perinçek era stata inflitta nel 2007 la condanna ad una multa e a 90 aliquote giornaliere col beneficio della condizionale.
Il verdetto, emesso dalla giustizia vodese per violazione della norma antirazzismo, venne poi confermato dal Tribunale federale (TF) ma non dalla CEDU che, dando ragione all'accusato, aveva stabilito in prima istanza che era stata lesa la sua libertà d'opinione. Una posizione ribadita oggi.
Il giudice Dean Spielmann, presidente della CEDU, al momento della lettura del verdetto
La CEDU, a maggioranza, "ha concluso che non era necessario, in una società democratica, condannare penalmente Perinçek per proteggere i diritti della comunità armena che nella fattispecie erano in gioco". Secondo la Corte le sue affermazioni "non erano assimilabili ad un appello all'odio o all'intolleranza".
La giustizia elvetica, secondo l'alto tribunale, sembra quindi aver sanzionato Perinçek "per aver semplicemente espresso un'opinione divergente da quelle correnti in Svizzera".
ATS/ARi
Dal TG12.30:




