di Mattia Coste
"Non potrei essere più felice del lavoro di Olivier Père", confidava il presidente Marco Solari durante l’ultimo festival. Grandi pacche sulle spalle e sorrisi. Un’armonia che sembrava totale. Giunge quindi a sorpresa la notizia della partenza del direttore artistico. Un direttore che era perfettamente a suo agio in questo ruolo. Sempre presente nelle varie sale per presentare "i suoi film". Generoso nel confronto con il pubblico e con la stampa. Anche quando è stato nel mirino di aspre critiche (vedi la presenza in concorso di "L.A. Zombie").
Il festival negli ultimi anni è cresciuto, grazie alla continuità degli aiuti finanziari, pubblici e privati, e alla credibilità della direzione artistica. "Un circolo virtuoso" lo ha definito Solari. Che ora, almeno in parte, è a rischio.
Non sarà così facile sostituire Père. Lo dimostrano la qualità e la varietà dei film presenti in concorso quest’anno. Père, forte dell’esperienza maturata alla Quinzaine di Cannes, si è appoggiato come prevedibile sulle sue conoscenze degli autori francesi, ma è riuscito anche, ad esempio, a riportare i film indipendenti statunitensi (quattro quelli selezionati nel 2012 per la sezione principale).
La piazza, dall’altra parte, è diventata con lui forse un po’ più "popolare". Pensiamo solo alle star che hanno calpestato il tanto invocato red carpet nel 2011: Harrison Ford, Daniel Craig e Olivia Wilde su tutti. Un festival cinefilo e popolare, esattamente come preannunciato.
Solari ha sicuramente già in mente il nome del successore. Si parla di Edouard Waintrop, critico e attuale delegato generale della Quinzaine. Chiunque sarà, dovrà riuscire a dare un’impronta personale, trovando una sua statura internazionale, paragonabile a quella di Père. Obiettivo: non spezzare il circolo virtuoso.

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