La stampa elvetica, all’indomani dell’elezione di Guy Parmelin in Consiglio federale, analizza l’entrata in Governo di un secondo UDC come una vittoria del partito democentrista più che una vittoria personale del vodese. Alcuni giornali romandi definiscono il neoeletto "competente e affidabile", altri "banale" o "inflessibile", ma in generale vige la prudenza, in attesa di vedere come si comporterà nella stanza dei bottoni.
"Il nuovo eletto possiede delle "nuances, una rotondità e un modo di difendere le sue idee che sono di buon augurio per la coesione", scrive 24 Heures.
Tutti i quotidiani sono d’accordo nel considerare che Parmelin è stato scelto poiché rappresenta la parte del partito di maggioranza più aperta al compromesso e al dialogo, se paragonata a quella più "blocheriana", incarnata dall’escluso Thomas Aeschi. "Ora l’UDC dovrà presentare soluzioni e creare maggioranze", scrive la Berner Zeitung, "cosa che ha disimparato negli scorsi anni". "I lamenti incessanti dell'UDC verso gli altri partiti devono ora finire", si legge invece nella Neuer Zürcher Zeitung.
"Molti si prendono gioco di Parmelin definendolo banale", commenta il Bund "ma un giorno forse entrerà nella storia per aver contribuito alla pacificazione della politica svizzera".
Una lunga attesa per il Ticino
I quotidiani ticinesi, che non si discostano molto dalla lettura dell’elezione di Parmelin fatta nel resto del paese, si concentrano anche sull’esclusione di Norman Gobbi il quale, scrive il Corriere del Ticino, "esce onorevolmente dalla battaglia. A uscirne malamente è il Ticino", che dovrà lasciare nel cassetto ancora per molto tempo l’aspirazione di entrare in Consiglio federale, ora che tre su sette ministri sono latini e relativamente giovani.
Il Ticino "ha lasciato una carta ai vodesi" e ora "i tempi saranno lunghi", scrive laRegione che definisce il nuovo Governo come un ritorno all’equilibrio, "senza prime donne". Il quotidiano riconosce a Gobbi di aver giocato bene le sue carte ma che, alla fine, a Berna si è voluto scegliere, con Parmelin, "un UDC doc, non un leghista trasformatosi all’ultimo momento in un soldatino di Toni Brunner".
"Ha vinto la voglia di stabilità", titola il Giornale del Popolo. Dietro ad Aeschi si celava "il fantasma di Christoph Blocher", mentre Gobbi "ha giocato la sua partita con onore ma la sua provenienza leghista non ha convinto e non gli ha permesso di andare oltre al ruolo di rappresentante della Svizzera italiana".
ZZ
RG 07.00 del 10 dicembre 2015 Come sarebbe andata senza la tanto criticata clausola dell'UDC, quella che prevede l'espulsione dal partito di chi accetta la nomina senza essere candidato ufficiale - Il servizio di Mattia Serena
RSI Info 10.12.2015, 08:02
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RG 07.00 del 10 dicembre 2015 Il servizio di Roberto Porta
RSI Info 10.12.2015, 09:00
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RG 07.00 del 10 dicembre 2015 Il servizio di Alberto Tettamanti
RSI Info 10.12.2015, 08:03
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RG 08.00 del 10 dicembre 2015 Il commento sul voto di Veronica Alippi, responsabile dell'informazione radiofonica
RSI Info 10.12.2015, 09:45
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Modem da Berna del 10 dicembre 2015 - Il giorno dopo l'elezione del Consiglio Federale
RSI Info 10.12.2015, 10:27
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Dal TG12.30:




