Svizzera

Caso Hildebrand, criticato il Governo

Ma il Consiglio federale contesta rapporto parlamentare

  • 18.03.2013, 13:32
  • 4 maggio, 12:43
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Il Consiglio federale ha infranto il principio costituzionale della legalità nella vicenda che ha portato alle dimissioni del presidente della BNS Philipp Hildebrand. Lo affermano le Commissioni della gestione del Parlamento.

Nel rapporto, di un centinaio di pagine, si sostiene che ci sono stati errori nella ripartizione delle competenze fra gli organi di sorveglianza. Non il Governo ma il Consiglio direttivo della BNS avrebbero dovuto verificare la fondatezza dei rimproveri a Hildebrand. L'allora Presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, una volta informata da Christoph Blocher dell'esistenza di sospetti su transazioni dubbie, si impossessò del dossier invece di cedere il passo.

Calmy-Rey sotto pressione

Gli autori del rapporto sottolineano come la socialista fosse sotto pressione perché le persone che diedero le informazioni a Christoph Blocher minacciarono di renderle pubbliche. Calmy-Rey, per chiarire la situazione, decise di ascoltare Philipp Hildebrand senza informare il consiglio della banca. Avrebbe invece dovuto, secondo le conclusioni pubblicate oggi, "immediatamente e personalmente" informare il presidente del consiglio della BNS dei "rumori" di cui era stata messa al corrente.

"Nessuna base legale"

L'idea di incaricare il direttore e il vicedirettore del Controllo federale delle finanze di verificare, a titolo personale, i conti bancari del numero uno della BNS, è pure criticata nel rapporto. Le misure prese dalla presidente della Confederazione nel 2011 e dalla commissione ad hoc del Consiglio federale "non erano fondate su nessuna base legale". Per i parlamentari inoltre, i colleghi di Calmy-Rey nell'Esecutivo dovevano essere informati e coinvolti più celermente, e non tre settimane dopo il primo contatto avuto con Christoph Blocher.

La reazione del Governo

L'Esecutivo, sentito dalle Commissioni, difende il suo operato, affermando che fu data la priorità alle dimensioni politiche del caso. Il governo comunque “esaminerà nel dettaglio le raccomandazioni delle Commissioni della gestione e formulerà il suo parere definitivo entro il termine impartitogli”, ossia entro il 29 maggio. Lo ha fatto sapere all'inizio del pomeriggio in una prima presa di posizione, sottolineando che le basi legali delle azioni intraprese esistevano nella Costituzione e in svariate leggi. Il collegio aggiunge inoltre che si trattava di regolare un problema politico che poteva avere delle gravi ripercussioni sulla reputazione della Svizzera e che non agire avrebbe significato non difendere gli interessi del Paese.

L'UDC vuole una commissione d'inchiesta

Il rapporto della Commissione della gestione non soddisfa l'Unione democratica di centro, che nel pomeriggio è tornata a rivendicare la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta, richiesta presentata già un anno fa.

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  • Il servizio di Johnny Canonica

    RSI Info 18.03.2013, 13:51

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