Il Sudafrica celebra l'amato Tata Madiba dalla sera del 5 dicembre, quando ha ricevuto la notizia del suo decesso, non con pianti e disperazione ma cantando e ballando e continuando a vivere. Una reazione che ha stupito la comunità internazionale, che da anni si interrogava sulle possibili reazioni di un popolo cosi autenticamente legato al proprio leader, al proprio “padre”.
Dall'annuncio della morte, le statue e i luoghi simbolici – come la sua casa di Houghton o la prigione di Robben Island – sono diventati luoghi di pellegrinaggio, deposizione di fiori, cori, balli e preghiere. E' il lungo accompagnamento verso il mondo dei giusti dal quale poi un giorno Mandela tornerà, come “ancestor”, come avo, per guidare il suo popolo: i sudafricani ci credono davvero e per questo non disperano.
Fa parte della cultura Xhosa ma in qualche modo ci credono anche tutti gli altri. E da Mandela hanno imparato a non fermarsi mai nel lungo cammino della vita verso un futuro migliore: per questo non c'è stato un solo giorno di fermo nazionale, nemmeno durante la cerimonia di commemorazione di martedì dove cento capi di Stato hanno celebrato l'icona mondiale, a Johannesburg.
Gallery image - Quei canti e balli per celebrare Mandela
Per i sudafricani il miglior modo per ricordare l'uomo che ha dato loro la libertà è rispettare i suoi insegnamenti, vivere come lui viveva, fare quello che lui vorrebbe si facesse: non è una devozione eterea ma un sentimento che si trasforma in azioni concrete. E' lo spirito di Ubuntu, come ha ricordato martedì Barack Obama durante il suo discorso ufficiale in memoria del premio Nobel per la Pace: io sono quello che sono per quello che insieme siamo. Il rispetto reciproco. Quello che ha permesso una transizione pacifica al Sudafrica postapartheid, quello che ha evitato la vendetta e la guerra civile che tutte le altre nazioni africane hanno conosciuto. E' lo spirito di Mandela.
Lorella Beretta
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