Dalle prime ore di questa mattina, giovedì, i sudafricani sono di nuovo in coda sotto il sole cocente di Pretoria, per l'ultimo saluto a Nelson Mandela . Si stima che ieri, primo dei tre giorni della visita pubblica alla camera ardente, ci fossero minimo 15'000 persone, lungo una decina di chilometri di coda. Neri ma anche bianchi, anziani, giovani e famiglie con i bambini: le autorità hanno inutilmente chiesto di non sottoporre a questa grande fatica i più piccoli.
In piedi nel lento e tortuoso serpentone umano si aspetta fino a quattro o cinque ore: si cantano le vecchie canzoni di lotta di liberazione dall'apartheid e anche l'inno nazionale “Nkosi Sikelel' iAfrika”, Dio benedica l'Africa. Cantano e ballano instancabilmente i figli di Tata Madiba; tentano di rinfrescare l'aria sventolando le bandierine del Sudafrica e sorridono incuranti del sudore perché a breve saranno con Tata “per l'ultima volta”. Un passaggio di nemmeno un minuto affianco alla bara presidenziale dalla quale è possibile vedere il suo composto viso.
A un gruppo che protesta per il timore di non riuscire ad arrivare all'Union Buildings, la sede del Governo che ospita il corpo di Mandela, un poliziotto risponde: ”Lui è stato 27 anni in carcere e voi nemmeno qualche ora in coda!”. La reazione è una risata: come dal giorno della morte, giovedi scorso, non c'è disperazione, tra i sudafricani.
Anzi, sono sollevati perché il loro padre – Tata – ora è di nuovo libero dalle sofferenze terrene e loro sono qui per accompagnarlo nel lungo viaggio. “Vogliamo ringraziare Tata – spiegano due giovani ragazze con tono affettuoso - perché ci ha resi un unico popolo e ci ha aperti al mondo”. Poi indicano un gruppo di etiopi con i quali sembrano amici da sempre: “Siamo tutti sudafricani, anche loro” dicono.
“Mandela non è un'icona solo per i sudafricani, ma lo è per tutto gli africani, per tutto il mondo” spiega chi ha eletto la Nazione arcobaleno a propria patria. “Sono afrikaner, sono sudafricano. Sono in coda perché Mandela ci ha insegnato a rispettarci e per questo sono sicuro che chi predice sventura rimarrà deluso: noi, il suo popolo, non lo tradiremo mai”.
Lorella Beretta
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RG 18.30 Pretoria, 11.12.2013
RSI Info 11.12.2013, 19:15
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