"Mi raccomando non dobbiamo toccare niente e nessuno - ordina
Paulyanna Kanu, volontaria del Family Homes Movement, il partner locale della Ong italiana Avsi -, questo gruppo di famiglie ha 18 bambini ed è privo del filo davanti alla loro casa".
Una famiglia in quarantena
Con l'espandersi dell'epidemia del virus ebola, centinaia di famiglie sono tuttora in quarantena. Solitamente un filo rosso li separa dal resto della comunità per almeno 21 giorni, il periodo d'incubazione del virus. E se un nuovo caso di contagio viene registrato, il conto alla rovescia dell'isolamento riprende. "Siccome le persone in quarantena non possono uscire dalla loro casa - continua Paulyanna -, le organizzazioni umanitarie come la nostra gli portano viveri e altro materiale. Questa famiglia ci ha chiamato d'urgenza perché era cinque giorni che non ricevevano cibo".
Aiuti
Più i 60 anni contagi nell'ultima settimana
Con oltre 3'300 decessi e circa 11'000 casi, la Sierra Leone è il paese più marcato dall'ebola. Dopo una riduzione dei contagi, il numero di persone che contraggono il virus sta risalendo. Più di 60 nell'ultima settimana. Inoltre, venerdì scorso il Governo ha isolato 700 abitazioni ad Aberdeen, un noto quartiere turistico della capitale, dopo che un pescatore è morto di febbre emorragica.
"Il presidente Ernest Bai Koroma vuole vincere l'ebola e riaprire le scuole entro fine marzo - commenta Daniel Sillah, a capo della Saint Mary Home of Charity, un'organizzazione italo-sierraleonese che aiuta gli orfani e distribuisce viveri -, ma la situazione è ancora molto rischiosa".
Matteo Fraschini Koffi






