L’esercito algerino sta ancora perlustrando l'area di In Amenas, l’impianto per la produzione di gas nel Sahara, dove ieri una presa di ostaggi è finita nel sangue in seguito all'intervento delle forze armate.
Non è stato confermato il bilancio delle vittime avanzato dai sequestratori di 35 morti, tra cui diversi stranieri.
Per ora è solo certo che i morti sono sei e che alcuni rapitori si sono dileguati, così come alcuni ostaggi sono riusciti a mettersi in salvo e diversi altri mancano ancora all'appello. Numerose le critiche al raid giunte, fra l’altro, da Londra, Tokyo e Washington.
Lavoratori stranieri in salvo
Il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, ha confermato che nel sito algerino di In Amenas l'operazione militare contro i ribelli è ancora in corso. Lo stesso premier ha parlato di "diversi morti" fra gli ostaggi, senza precisarne né numero né nazionalità.
Intanto, un aereo statunitense è atterrato nei pressi del complesso petrolifero per evacuare alcuni americani. Anche centinaia di lavoratori di diverse compagnie internazionali, non solo petrolifere, sono già stati portati via dal paese, ha dichiarato dal canto suo un portavoce della British Petroleum.
Algeri giustifica l'attacco
Le autorità algerine hanno indicato in serata che l'intervento militare per porre fine alla presa di ostaggi nell'impianto per la produzione di gas di In Amenas, criticato da diverse capitali, s'è invece rivelato indispensabile e ha permesso di liberare "parecchie" persone, sia del posto che straniere.
Dipendenti della Turbomach in salvo
Un gruppo di tecnici e ingegneri ticinesi e italiani della ditta Turbomach di Riazzino, impiegati in un cantiere ad una cinquantina di chilometri dal luogo del sequestro, è stato portato in salvo e si trova al sicuro in una base militare algerina.
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RG 12.30 PIAZZA Algeria 18.01.13.MUS
RSI Info 18.01.2013, 13:21
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L'intervista di Lucia Mottini a Giacomo Luciani del Gulf Research Center Foundation di Ginevra, sulle conseguenze per le attività estrattive in Algeria
RSI Info 18.01.2013, 13:21
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