Fragilità relazionale

Contro la solitudine, ricostruire legami

Dalla riflessione sociologica alle pratiche di comunità: a Mendrisio le “portinerie di quartiere” diventano antidoto alla povertà relazionale

  • Un'ora fa
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Di: Alphaville/EBo 

«Siamo sempre connessi, ma mai stati così soli». La definizione che campeggia sulla copertina del primo numero di Nessi fotografa una contraddizione sempre più evidente: in un’epoca di connessioni digitali permanenti, cresce una forma di povertà invisibile, fatta di relazioni mancanti o fragili. Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che la solitudine colpisce una persona su sei nel mondo, con conseguenze anche sanitarie rilevanti.

Per la sociologa Chiara Saraceno, «quando si parla di povertà relazionale ci si riferisce alla mancanza o scarsità di relazioni interpersonali, fondamentali per il benessere psicologico e sociale». Non si tratta solo di affetti familiari o amicizie strette, ma anche di quei “legami deboli” che costituiscono il capitale sociale: «relazioni di conoscenza che permettono di esplorare opportunità, trovare lavoro, non rimanere chiusi nella propria cerchia». La loro assenza può incidere anche sulle condizioni materiali, riducendo le possibilità di sostegno nei momenti di bisogno.

La povertà relazionale, dunque, è un fenomeno sociale e strutturale. «Non avere relazioni significative comprime il senso di stare al mondo», sottolinea Saraceno, evidenziando come alcune fasi della vita – dalla vecchiaia alla maternità, fino alle situazioni di precarietà – possano aumentare il rischio di isolamento.

A Mendrisio, però, questa consapevolezza si traduce in azione. «Non parlerei di epidemia, ma di un fattore di rischio importante», osserva Tiziana Madella, direttrice della Divisione Socialità e Pari Opportunità. Le cause sono molteplici: «una precarietà di legami, opportunità e protezioni», che riflette i cambiamenti familiari, le difficoltà economiche e l’accesso ai servizi.

La risposta della città ticinese punta sul welfare di comunità. Tra le iniziative più innovative ci sono le portinerie di quartiere, spazi gratuiti e aperti dove le persone possono incontrarsi, proporre attività, costruire relazioni. «Sono luoghi di attivazione sociale dove si organizzano momenti convivali, attività e incontri, ma anche occasioni per ritrovare un ruolo», spiega Madella. In questi spazi si intrecciano cittadini, associazioni e operatori, dando vita a reti di sostegno e partecipazione.

L’obiettivo è chiaro: creare contesti in cui il legame diventi esperienza quotidiana. Anche perché, avverte Saraceno, «i legami virtuali non possono sostituire la relazione faccia a faccia: il guardarsi negli occhi, il fare cose insieme resta fondamentale». Le portinerie, in questo senso, rappresentano una risposta concreta: piccoli presìdi di socialità che restituiscono valore alla presenza e al vivere insieme.

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Capire e contrastare la povertà relazionale

Alphaville 05.05.2026, 12:05

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  • Elisa Rossello e Barbara Camplani

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