paralleli pop

Cristina D’Avena era una idol prima del K-Pop

Nel 1986 debuttava nella tv italiana Love Me Licia, la serie (ispirata a un anime di scarso successo in patria) interpretata e cantata da colei che era l’equivalente Millennial delle Blackpink

  • Oggi, 12:00
Love Me Licia, 1986

Love Me Licia, 1986

  • Mediaset
Di: Alessandro De Bon 

Questo articolo è a rischio linciaggio. Chiedendovi però uno sforzo di tolleranza e una boccata di leggerezza, vorrei spiegare perché Cristina D’Avena sia stata la Blackpink dei nati negli anni ’80. Perché Love Me Licia, che in queste settimane festeggia 40 anni, sia stato il nostro k-pop. Perché Fire, che oggi per qualsiasi preadolescente è un successo di 2NE1 e/o BTS, per un quarantenne resti un (in)dimenticabile pezzo dei Bee Hive.

Era il 1984. In Italia, nel più celebre contenitore di tv per ragazzi della televisione italiana, Bim Bum Bam, esordì Kiss Me Licia, uno dei tanti anime figlio di un manga che scaldò molti più cuori a Milano che a Tokyo. A tal punto che, lì dov’era nato, chiuse i battenti dopo appena 42 episodi. Per capirci, Holly e Benji arrivò a 128, One Piece e Detective Conan sono a oltre 1200 e Sazae-san, in onda ininterrottamente dal 1969, vola verso le 3000 puntate.

La storia di una liceale (Licia) che in un giorno di pioggia incontra Andrea (umano) e Giuliano (gatto), finendo con innamorarsi del fratello del primo (Mirko), frontman dei Bee Hive, ai connazionali dice poco. In Italia invece è un successo. Come sfruttare dunque quel cartone animato avendo appena 42 episodi in tasca? Trasformandolo in una serie TV italiana, con attori in carne ed ossa: Love me Licia. A cui seguirono Licia dolce Licia, Teneramente Licia e Balliamo e cantiamo con Licia, per un totale di 144 episodi, seguiti poi dai readymade Arriva Cristina, Cristina e Cri-Cri. Cristina perché nei panni di Licia non poteva che esserci lei, la voce dei pomeriggi italiani, il ritornello di un’infanzia lunga mezzo secolo, la sirena di Fininvest-Mediaset: Cristina D’Avena.

Nata con un giro di valzer (del moscerino) allo Zecchino d’Oro 1968, in cinquant’anni di carriera Cristina D’Avena ha cantato 797 brani di cui 397 sigle di cartoni animati e inciso 86 album. Con La Canzone dei Puffi/Ghimbirighimbi (sì, si chiama davvero così) ha venduto 500.000 copie. E poi Vola mio Mini Pony, Papà Gambalunga, Memole dolce Memole, Mila e Shiro, Hello Spank e a ognuno il suo. Un successo continuo, inarrestabile, riassumibile in una parola magica: Fivelandia, la compilation che ogni anno celebrava e vendeva i più grandi successi della stagione televisiva per bambini e ragazzi.

Poi — e in un attimo, il genio —la seconda vita con i Gem Boy e la terza con alcuni dei bambini e delle bambine che in quegli anni erano davanti alla tv, a cui ha chiesto di cantare insieme a lei quelle sigle: J-AX, Arisa, Annalisa, Elio, Emma, Elisa, Max Pezzali e tanti altri, tra cui addirittura Patty Pravo e Loredana Bertè. Due album, Duets e Duets Forever, e altre 75 mila copie vendute. Un successo tale, lungo fino al palco di Sanremo 2026 al fianco delle Bambole di pezza (o viceversa!), che alla fine della fiera, o meglio della serie, la vera star di Love me Licia era lei, con buona pace dei Bee Hive interpretati da Pasquale Finicelli (Mirko), Sebastian Harrison, Marco Bellavia, Manuel De Peppe e Giovanni Colombo. Tra le loro hit, seconde in bruttezza soltanto alle felpe di Mirko e all’acconciatura di Satomi, Mio dolce amore, Love I Need You, Love I Want You e Fire. La fiammata che ci porta al k-pop.

Ok, forse non c’entra nulla. O forse sì. Perché se il k-pop è il soft power coreano che ha studiato alla scuola d’occidente, rileggendone il pop, le playlist e le coreografie, Love Me Licia è l’Italia che ha studiato e fatto suo un’orizzonte molto più a Est del Friuli Venezia Giulia. Perché se all’origine del k-pop ci sono gli idol giapponesi, personaggi angelici dall’immagine pura, praticamente privi di sessualità, cos’altro era quella ragazzina con la coda di cavallo, i fiocchi in testa e i vestitini colorati di una primavera pastello? Cosa se non la voce de L’incantevole Creamy e Magica magica Emy, antesignane in 2D proprio degli idol che verranno? Ok, BTS e Blackpink hanno indubbiamente fatto un paio di passi in direzione malizia, ma quarant’anni fa il mondo era un altro. Gli influencer erano il pupazzo One, TikTok si chiamava Canale5 e non c’erano adolescenti da portare allo stadio, bensì bambini davanti alla TV. E soprattutto, a 12 anni l’infanzia era ancora una magia. O quasi, come direbbe Johnny.

14:32

Cristina D'Avena, C'era una volta oggi - 07.04.17

RSI New Articles 07.04.2017, 20:18

Ti potrebbe interessare