dall'inviato a PyeongChang Marcello Ierace
Come la Corea non è solo terra di mercati e templi, così anche lo sport non vive di soli risultati e numeri. Gli obiettivi e la strada che si percorre per raggiungerli rappresentano l’essenza stessa della competizione. Ecco che in quest’ottica il 16o posto in gigante e oggi il 13o nello slalom lottando con un dolore atroce alla mano sinistra, ma anche le due uscite di pista degli scorsi giorni, per Murat Pelit hanno valore importante ma relativo se paragonato al percorso lungo 15 anni che ha portato l’atleta di Stabio da un letto di ospedale ai Giochi Paralimpici di PyeongChang.
"Quindici anni fa non mi immaginavo di arrivare qua - ci racconta lo stesso Murat Pelit, al termine della sua ultima prova qui in Corea - Avevo da vincere un'altra gara, con me stesso. Vinta quella mi sono posto subito altri obiettivi e sono riuscito a vincere un'altra gara, quella di arrivare qua e di questo sono estremamente felice. Poi tutto il sostegno che ho ricevuto qui e dal Ticino mi ha dato una grande emozione".
"Sono uno zuccone, voglio arrivare sempre fino in fondo. Che poi lo faccio a rotoloni o in un altro modo, io alla fine ci arrivo"
Murat Pelit
Quel biglietto della lotteria al contrario, che con la probabilità di uno su un milione ti dice che le gambe con cui sei entrato in ospedale non potrai più usarle, Murat - quel biglietto - l’ha accartocciato e se l’è messo in tasca. Perché è giusto andare avanti ma non dimenticare. E Murat - quel biglietto - l’ha sostituito con un altro in cui ha scritto: la vita è una figata.
Paralimpiadi, l'intervista a Murat Pelit (17.03.2018)
RSI Sport 17.03.2018, 10:51
Paralimpiadi 2018, il servizio su Murat Pelit (Sportsera 17.03.2018)
RSI Sport 18.03.2018, 00:10


