Dall'inviato a Colonia Armando Ceroni
Rivedi Colonia a quattordici anni dall'ultima volta e in una piega del cervello riaffiora quel cambio senza senso tra Alex Frei e Mauro Lustrinelli. E ancora, in ordine sparso, il rigore mancato da Shevchenko che ci aveva illuso. La lingua fuori orbita di Streller prima dell'ennesimo errore, tre su tre, di quella serie maledettissima di rigori.
Era l'ottavo di finale dei Mondiali del 2006. Era una Svizzera che fin lì aveva fatto meraviglie. Ma quella volta, al cospetto di una Ucraina appena discreta, i rossocrociati si erano inceppati. Come già nel 1994 e poi ancora nel 2014 e nel 2018. Sempre ai Mondiali, sempre sulla soglia di quei quarti di finale diventati una chimera irraggiungibile. Ma quella volta a Colonia fu anche peggio, perché nessuno se l'aspettava. Così come nessuno poteva credere al pissipissipussipussi affiorato nel dopo partita con le accuse di Johan Vogel a chi aveva fallito i rigori. Lui, il capitano, che quel rigore si era rifiutato di tirarlo perché non se la sentiva.
Di acqua sotto i ponti da allora ne è passata. La Svizzera che dà calci ad un pallone è cresciuta. È più forte rispetto a quella allenata da Köbi Kuhn, anche se in questi ultimi mesi si è impantanata. Mai, con Vlado Petkovic in panchina, si erano giocate quattro partite consecutive raccogliendo un solo punto. Tre sconfitte contro Ucraina, Croazia e Spagna. E un pareggio al cospetto di quella Germania che ci ritroveremo davanti domani. Un mese fa, sempre lungo le rive del Reno ma a 500 chilometri più a sud, avevamo fatto faville. Gioco, idee, occasioni create e fallite. Questa volta chissà? I dubbi e le incertezze sono cresciuti, ma a Colonia abbiamo già dato e nessuno ha più voglia di rinaufragare.
Mondiali, il servizio su Svizzera - Ucraina (Telegiornale 27.06.2006, 12h30)
RSI Sport 12.10.2020, 17:43




