di Omar Gargantini
Ad una prima lettura, superficiale e ingenua, verrebbe voglia di chiudere la faccenda col classico e vissero tutti felici e contenti, perché il figliol prodigo torna a casa, la Nazionale ritrova uno dei suoi giocatori più rappresentativi e Petkovic evita un’altra bufera mediatica. In realtà, qui ci sono soprattutto perdenti, ad eccezione di Pier Tami, nuovo responsabile delle selezioni nazionali che ha messo a segno un primo colpo diplomatico di spessore.
Petkovic invece, ha avuto bisogno di un tutor per ripristinare l’ennesimo rapporto umano deteriorato, lui che dopo il clamoroso pastrocchio-Behrami aveva tirato dritto per la sua strada ignorando appunto i contatti con i suoi giocatori. La capacità di dialogo è un requisito forse ancor più importante della tattica, ma il nostro ct evidentemente non la possiede e questo caso è emblematico.
La Federazione esce pure indebolita, perché andare di fatto a supplicare un giocatore di tornare, per quanto importante, non è un bel segnale verso un gruppo già non unitissimo: adesso chiunque può sentirsi in diritto di fare i capricci. E lo stesso Shaqiri non fa una gran figura, perché l’amore per la maglia dovrebbe andare ben oltre eventuali diatribe o cali di forma. La Nazionale la si dovrebbe sentire come una seconda pelle, sempre.
Intanto, per gli ennesimi guai muscolari, Shaqiri salterà comunque Danimarca e Irlanda. Facessimo 6 punti, tanti auguri a Petkovic, che in seguito dovrà ritrovargli un posto ed uno status.
Il commento di Omar Gargantini (Rete Uno Sport 03.10.2019, 17h30)
RSI Sport 03.10.2019, 21:07
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