Era il 30 ottobre 1974, quando Mohammed Ali batteva George Foreman (che difendeva il titolo mondiale dei massimi WBC-WBA) a Kinshasa, capitale dello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Il "Rumble in the jungle", ovvero "terremoto nella giungla", è stato definito come il più spettacolare di tutta la storia dei guantoni. In un incontro che non è solo stato puro sport ma anche politica, lo spirito profondo degli anni '70 si è fatto sentire: l'emancipazione del panafricanismo in America e in Africa hanno fatto da contorno perfetto ad un evento che fino ad oggi non è stato dimenticato ed è rimasto nei cuori di chi lo ha seguito.
Lo "Stade du 20-Mai" (l'attuale "Tata Raphael") era stato scelto come luogo dove porre il ring. L'ex dittatore Mobutu Sese Seko, unico sponsor del match (considerato inarrivabile anche dal mondo occidentale con un costo di 14 milioni di dollari), e Don King, manager di entrambi i boxeur, si erano messi d'accordo per portare i due più grandi della disciplina su terra africana. Ali idolatrato come un fratello e combattente per la causa nera, Foreman invece visto come più servizievole al potere.
"Un regalo del presidente Mobutu al popolo dello Zaire e un onore per l'uomo nero", recitavano le pubblicazioni. Il presidente però non era allo stadio a fare il tifo, ma a casa con un televisore munito di canale privato per gustarsi la sua opera d'arte. Sta di fatto che in quella notte africana, Mohammed Ali riuscì all'ottavo round della sfida, a mettere ko l'avversario e a conquistare il titolo mondiale, diventando così un simbolo dell'emancipazione nera. Anche se la politica è entrata nello sport, ha comunque regalato infinite emozioni che hanno impresso questa data negli annali della boxe.
Ali - Foreman, il racconto del giornalista Gianpaolo Ormezzano (Rete Uno Sport 30.10.2014, 17h30)
RSI Sport 30.10.2014, 19:33
Contenuto audio
Pugilato, il servizio sull'incontro Ali - Foreman (Telegiornale 30.10.2014, 20h00)
RSI Sport 30.10.2014, 22:52
