In un momento di estrema instabilità geopolitica, con Putin da una parte e Trump dall’altra, l’Europa deve fare delle scelte importanti. Come trovare o recuperare il suo spazio sulla scena globale? Come conciliare la ricerca di un nuovo peso geopolitico con i suoi valori tradizionali, cultura, democrazia, diritti umani? La risposta - a volte esplicita altre volte meno - è ormai chiara: di fronte alle minacce esterne l’Europa ha scelto di riarmarsi. La stessa commissione europea ha annunciato un piano da 800 miliardi di euro per la difesa militare. Questa è la priorità assoluta, tutto il resto sta passando in secondo piano.

Cosa resta dell’Europa?
Laser 06.05.2026, 09:00
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Una delle conseguenze di questa nuova politica, molto poco raccontata, è la riduzione dei fondi - a livello comunitario ma anche dei singoli stati - per i progetti di peacebuilding. Costruzione della pace, prevenzione e gestione dei conflitti armati, mediazione non vengono più considerati strumenti utili, o comunque non così utili in un momento di estrema instabilità.
L’Europa deve imparare il linguaggio del potere
Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza
In realtà bisognerebbe investire in questa direzione proprio in questo momento, ma la politica europea ha fretta e vuole risultati nell’immediato.
In questa puntata di “Laser” parleremo di questi temi con chi lavora quotidianamente nel settore del peacebuilding in Europa: Lorenzo Conti (di EPLO, European Peacebuilding Liaison Office), Anna Penfrat (Nonviolent Peaceforce), Bernardo Venturi (Agency for Peacebuilding).
https://rsi.cueu.rsi.ch/info/svizzera/Il-ruolo-chiave-dei-peacekeeper-svizzeri-in-Bosnia-ed-Erzegovina--2942049.html
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