"Aiutate i nostri paesi a diventare paesi giusti, che rispettano l'essere umano, che mettono in pratica i diritti dell'uomo. Aprite gli occhi e fate qualcosa, salvate la vita ai siriani". Questo l'appello di padre Jacques Mouràd, un monaco siriano rapito e poi graziato dalllo Stato Islamico (IS) l'anno scorso, presente venerdì sera a Lugano per la veglia in occasione del decimo anniversario delle Giornate nazionali in favore dei cristiani discriminati.
"L'obbiettivo dell'IS è far paura al mondo, per mostrare che sono forti, pericolosi, ma in realtà sono i media a fare il loro gioco e purtroppo è un gioco efficace - ha spiegato padre Mouràd ai microfoni della RSI -. Ora tutto il mondo parla dello Stato Islamico e lo teme, quando il problema è molto più grave e grande. Il problema è una guerra fra le grandi forze del mondo, fra Russia e Stati Uniti, fra Iran e Arabia Saudita. Perciò i siriani fuggono verso l'Europa e il Nordamerica".
Il religioso, nel corso dell'intervista, ha raccontato anche i giorni del suo rapimento: "Sono esseri umani come tutti noi. Sì mi trattavano male, minacciavano di tagliarmi la testa se non mi convertivo, ma io non rispondevo. Li guardavo negli occhi con pietà e perdono. E pregavo. Quando ti trovi con persone così, l'importante è non avere paura altrimenti penseranno che non vali niente. E' un gioco psicologico. Ed è così anche per i filmati delle esecuzioni".
CSI/Red.MM/M.Ang.
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